Auto elettriche, la Sardegna resta indietro mentre l’Europa accelera
Zero emissioni dirette, ricariche più veloci, maggiori autonomie e costi più contenuti rispetto al passato, grazie anche agli incentivi. Eppure in Italia le auto elettriche ancora non convincono. Mentre l’Europa corre, il nostro Paese arranca e la Sardegna resta quasi ferma. L’ACEA, l’associazione che riunisce i costruttori di auto europei, certifica un dato ormai strutturale: l’Italia è il fanalino di coda europeo nella diffusione delle auto full-electric (BEV). Nel 2025 rappresentano circa il 6% delle immatricolazioni nazionali, contro percentuali comprese tra il 18 e il 22% nei grandi Paesi europei e oltre il 50% nel nord del continente, con punte del 90% in Norvegia. La Sardegna si colloca nelle ultime posizioni. I dati ACI e Motus-E, l’associazione che promuove la transizione verso la mobilità elettrica, mostrano come nell’ultimo biennio le immatricolazioni BEV nell’Isola siano cresciute in termini assoluti, passando da 554 a 735 unità. Ma si tratta di un dato di poco conto se rapportato al parco circolante di circa 1,1 milioni di mezzi, tra i più vecchi del Paese, dominato da benzina e diesel. Un migliaio di nuove immatricolazioni di auto elettriche è atteso nei prossimi mesi in Sardegna per effetto dell’ultima tornata di incentivi statali, ma la quota elettrica nell’Isola resterà comunque ben sotto l’1%, una delle più basse a livello nazionale. Come spiega Gian Basilio Nieddu, giornalista di Vaielettrico, il principale portale italiano di informazione sulla mobilità elettrica, il divario nasce da più fattori: assenza di incentivi regionali, scarsa continuità di quelli nazionali, diffidenza culturale. Eppure, sottolinea Nieddu, le infrastrutture di ricarica in Sardegna esistono e consentirebbero un utilizzo quotidiano normale, soprattutto urbano. Ulteriori investimenti in questo senso consentirebbero, inoltre, di intercettare nuovi flussi turistici dal nord Europa. Nel video l’intervista a Gian Basilio Nieddu, giornalista di Vaielettrico.
