la celebrazione

Zuppi: «La Sardegna sia crocevia di pace» 

Il cardinale ospite d’onore a Cagliari per il centenario della Basilica di Bonaria 

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«Cento anni portati benissimo». Così, con una veste bianca, un sorriso aperto e parole semplici, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha aperto a Cagliari le celebrazioni per il centenario della dedicazione della Basilica di Nostra Signora di Bonaria. Attorno a lui, ieri, migliaia di fedeli raccolti prima sotto il sole caldo sulla lunga scalinata bianca davanti al Golfo degli Angeli, poi nella luce tremolante delle candele che allestivano le navate.

L’omelia

«Sono contento di portare la vicinanza e la comunione con le Chiese della Sardegna e di tutto il territorio italiano», ha raccontato prima del grande evento, richiamando il significato di Bonaria come casa comune: «Una madre che ci aiuta a guardare con i suoi sentimenti il mondo attorno a noi». Da qui, ha aggiunto, arriva «un’aria buona» di cui oggi c’è bisogno, soprattutto in un Mediterraneo e in un mondo segnati «dall’inquinamento della violenza e della guerra».
Il Cardinale parla e la Basilica trattiene il respiro: le mani sono strette, le teste annuiscono seguendo il ritmo di un’omelia che trasforma la ricorrenza religiosa in una riflessione sul presente. Il pensiero va ai sardi lontani: «I tanti figli andati via, ma intimamente e infinitamente insieme a noi». Poi si sofferma sul tema della pace e della guerra: «Il mare nostro ci ricorda che non possiamo accettare la guerra come modo di risolvere i conflitti – ricorda il cardinale –. La condanna a morte di donne, bambini, uomini che diventano bersagli. Effetti collaterali». E sul mare in particolare l’omelia si sofferma, per dare spazio al valore dell’accoglienza anche per chi arriva da sponde lontane, sottolineando il ruolo «privilegiato» dell’Isola nel Mediterraneo. «La Sardegna di questo Mare Nostrum è crocevia naturale, come attesta la vostra storia, e ne rappresenta anche il vostro futuro». Il presidente della Cei poi richiama le parole di Paolo VI sulla Sardegna come «crocevia naturale» e sintesi delle linee storiche del Mediterraneo. «Qui convergono le più antiche e varie linee etniche dal poligono mediterraneo, di cui voi costituite una sintesi caratteristica e uniforme – e aggiunge –. Queste parole mi sembrano ancora così tanto vere e rappresentano anche una vocazione e responsabilità». Davanti al simulacro della Vergine, un messaggio di pace netto, in contrasto con «quell’idea della forza» che oggi appare sempre più diffusa e che alimenta «paure e nuovi riarmi». Da Bonaria, invece, l’invito è chiaro: scegliere la pace, «disarmarsi per poter disarmare», in una prospettiva che guarda al mondo con speranza e non con rassegnazione.

La cerimonia

Un secolo di storia che continua a parlare al presente: dalla Basilica si levano preghiere per la pace, per il rispetto della dignità umana e per chi nel mondo soffre a causa di guerre, povertà e ingiustizie. Poi il momento più intenso, capace di aprire i cuori delle centinaia di fedeli raccolti in preghiera. «Ogni volta che l’ho sentita cantare mi ha sempre commosso, qui proverò a recitarla». E sull’altare il cardinale intona l’Ave Maria in sardo, «Deus ti salvet, Maria, chi ses de gràtzia plena. De gràtzias ses sa vena ei sa currente». La voce segnata dall’emozione, gli occhi lucidi tra i fedeli, poi un applauso lungo, liberatorio, che scioglie la tensione e unisce tutti in un unico abbraccio. Un omaggio profondo alla Sardegna e alla sua lingua più antica.

L’arcivescovo

Nel saluto finale, l’arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Baturi, richiama al legame profondo tra la Vergine di Bonaria e il popolo sardo, parlando di una «simpatia divina» che «attraversa la storia dell’Isola». Bonaria come «cittadella della preghiera», punto luminoso della memoria e dell’identità, da cui continua a levarsi un’invocazione per la pace. Un secolo dopo, Bonaria resta così: casa, memoria e speranza. Un luogo da cui, ancora oggi, sembra possibile immaginare un mondo diverso.

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