La crisi

La rappresaglia di Trump «Spagna fuori dalla Nato» 

La minaccia in una mail interna del Pentagono E per le Falkland il ritiro dell’appoggio a Londra 

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Una punizione per quegli alleati degli Stati Uniti che non hanno dato il loro contributo nella guerra contro l'Iran e in particolare per la Spagna, la più fervida oppositrice dell'operazione Epic Fury .

Il messaggio

Donald Trump e i suoi uomini si preparano alla vendetta, almeno stando ad una e-mail interna del Pentagono in cui si ipotizza la sospensione di Madrid dalla Nato. Non solo: tra le ipotesi anche la revisione della posizione americana sulle Isole Falkland, ritirando l'appoggio Usa a Londra a vantaggio delle rivendicazioni dell'Argentina guidata da Javier Milei, fedele amico del presidente americano.

Una minaccia, quella contro Madrid, che sul piano giuridico non ha alcun valore (in nessuno dei quattordici articoli del trattato di fondazione dell'Alleanza Atlantica firmato a Washington nel 1949 viene prevista la possibilità che uno Stato membro possa essere sospeso) ma che riaccende la tensione tra gli Stati Uniti e l'Europa. Con il premier spagnolo, Pedro Sanchez, e quello britannico, Keir Starmer, che hanno immediatamente espresso la loro indigazione.

L’e-mail, di cui l'agenzia Reuters ha preso visione, è scritta da Elbridge Colby, il principale consigliere politico del Pentagono. Nel memo il funzionario esprime frustrazione per la percepita riluttanza, o il rifiuto come nel caso della Spagna, da parte di alcuni alleati nel concedere agli Stati Uniti diritti di accesso, stazionamento e sorvolo nell'ambito della guerra contro l'Iran.

Rabbia che il segretario alla Difesa ha manifestato apertamente durante un briefing sull'operazione Epic Fury quando ha annunciato che il tempo di proteggere l'Europa «gratuitamente» è finito. Nella mail, infatti, Colby scrive che garantire quel tipo di accesso è «semplicemente il requisito minimo assoluto per la Nato».

Attacco agli alleati

Non è chiaro se il messaggio abbia a che fare con quella «lista dei buoni e dei cattivi» che il commander-in-chief avrebbe chiesto al segretario generale, Mark Rutte, durante la sua visita alla Casa Bianca lo scorso 8 aprile, quando Trump aveva detto apertamente di voler «punire» gli alleati.

D'altra parte non è la prima volta che Washington attacca i partner. Il tycoon, che sin dal suo primo mandato minaccia il ritiro degli Stati Uniti dall'Alleanza Atlantica, dopo l'inizio delle operazioni contro Teheran li ha duramente criticati per non aver inviato le proprie navi e contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Ma questa email e le successive parole del capo del Pentagono sembrano essere un passo in più.

La reazione

Sanchez ha liquidato la vicenda sostenendo che bisogna basarsi «sui documenti ufficiali e non sulle email». «Stiamo adempiendo ai nostri obblighi nei confronti della Nato», ha sottolineato il primo ministro spagnolo, ricordando che «la posizione del governo spagnolo è chiara: assoluta cooperazione con i nostri alleati, ma sempre nel quadro del diritto internazionale».

Ed è in nome di questa convinzione che Madrid ha vietato agli Stati Uniti l'uso delle sue basi mandando su tutte le furie Donald Trump. Uno scontro a distanza quello con Sanchez culminato con la minaccia del tycoon di tagliare tutti i rapporti commerciali tra Usa e Spagna.

E a Madrid, la segretaria generale della forza di sinistra Podemos, Ione Belarra, ha esortato Sanchez a «uscire immediatamente dalla Nato con una decisione sovrana, poiché sarebbe un’enorme umiliazione se il presidente statunitense espellesse il Paese dall'Alleanza, dopo le indiscrezioni della Reuters. Per l'esponente di Podemos, l'appartenenza all'Alleanza rappresenta «un enorme rischio, ci converte in obiettivo militare e anche in complici di tutte le atrocità che stanno commettendo Trump e Netanyahu in tutto il mondo».

La Gran Bretagna

Dura anche la reazione di Londra sulla parte del messaggio che riguarda le isole contese con l'Argentina.

«La sovranità sulle Falkland resta del Regno Unito, e l'autodeterminazione è cruciale», ha dichiarato un portavoce di Downing Street riferendosi al voto degli abitanti delle isole che hanno scelto di mantenere lo status di territorio d'oltremare britannico. Il funzionario ha poi ribadito con forza il tradizionale punto di vista di Londra sull'arcipelago, eredità residua dei possessi coloniali nell'Atlantico e teatro nel 1982 di una guerra vinta sotto la leadership di Margaret Thatcher contro l'Argentina dei generali. «La nostra posizione sulle Falkland non potrebbe essere più chiara, duratura e immutata».

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