La tregua in Libano estesa (almeno sulla carta) di tre settimane da Donald Trump si consuma tra scontri incrociati proseguiti nella notte di giovedì e per tutta la giornata di ieri con un fulcro di violenza a Bint Jbeil, ex roccaforte Hezbollah e quasi del tutto rasa al suolo da Israele. Mentre il presidente americano annuncia che «entro 15 giorni» incontrerà i leader di Israele e Beirut.
Sullo sfondo, a Cipro è andato in scena il vertice tra Unione europea e capi di Stato del Mediterraneo orientale alleati degli Stati Uniti, con la partecipazione tra gli altri della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, del leader siriano Ahmad Sharaa e del presidente libanese Joseph Aoun. Sul terreno, la realtà resta quella di una guerra che continua senza interruzioni. A Bint Jbeil sono in corso violenti combattimenti tra Hezbollah ed esercito israeliano.
Sul piano politico, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu accusa Hezbollah di voler «sabotare» gli sforzi per una «pace con il Libano», affermando che Israele manterrà «piena libertà d'azione» contro ogni minaccia e di aver colpito obiettivi nel Paese giovedì e ieri. Dal lato libanese, Hezbollah respinge l'impostazione dell'accordo. Il capo del gruppo parlamentare Muhammad Raad definisce la tregua una «perfida messinscena», sostenendo che il cessate il fuoco serve invece a fornire copertura alle operazioni israeliane e chiedendo alle autorità libanesi di ritirarsi dai negoziati con Israele.
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