Tensioni

Vannacci scalpita, la Lega si agita 

Lite fra Fontana (Lombardia) e il generale su “Futuro nazionale”, Salvini minimizza 

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Serve un chiarimento su Roberto Vannacci. Poi, deciderà Matteo Salvini. La Lega esce allo scoperto e preme sul leader perché arrivi al dunque. Lo fa con i toni morbidi ma netti di Attilio Fontana. Per il governatore lombardo, il vicesegretario che sembra pronto a lanciare un partito dopo il marchio “Futuro nazionale”, «è un’anomalia all'interno del nostro movimento».

Tutt’altro per Salvini che sminuisce: «È un problema per i giornalisti, non per gli italiani e non per la Lega». Il vicepremier glissa pure sul logo («Di loghi ce ne sono tanti») ma ripete, come ha fatto in altre occasioni, che incontrerà Vannacci: «Ci vediamo con calma, chiariamo tutto». Quindi scherza un po’ con i giornalisti: «È già tutto fissato. Sarete gli ultimi a saperlo».

Anomalie e metalli

Vannacci conferma che l'incontro è nelle agende mentre ironizza «sull’ignoranza» del governatore lombardo: «Strano che non sappia che le anomalie, chiamate dislocazioni nei metalli, rendono i metalli più duttili e malleabili e ne migliorano le caratteristiche meccaniche. Ce ne fossero di anomalie».

Nel suo ragionamento Fontana distingue tra le sfumature che possono arricchire un partito, e le iniziative in alternativa come i circoli, le manifestazioni extra Carroccio o un nuovo simbolo. E in serata ribatte al generale: «Non mi intendo molto di metalli. Ma io so cosa è un partito e so come si sta dentro a un partito».

Ambizioni

Di certo l’attivismo del generale prestato alla politica continua e far rumore. L’eurodeputato gioca al rialzo ed esagera volutamente: «Io non sono un tipo che si accontenta. Punto in alto. Voglio il 6, il 10, il 15, il 20%», dice al “Corriere della sera”. Così in meno di 48 ore il marchio derubricato a “simbolo” e depositato all’Ufficio brevetti europei approda sui social. Su Instagram in mattinata compare la scritta “Italia stiamo arrivando!”, che poi sparisce. E un sito: si chiama “Futuro nazionale club” e per ora c'è solo una breve definizione: “Uno spazio di riflessione culturale e politica dedicato all'Italia che verrà. Un luogo in cui idee, principi e critica costruttiva servono a immaginare il futuro, non a difendere il passato”.

Su Facebook il generale posta i suoi impegni fino a sabato, con alcuni buchi. Chissà se saranno riempiti dal chiarimento con Salvini, che oggi sorvolerà le coste calabresi e siciliane colpite dal maltempo.

Nel nome di Maroni

Casualmente il pressing dei nordisti e il freno di Salvini cadono, quasi in contemporanea, nel momento dell’amarcord leghista in nome di Roberto Maroni. Le colonne del partito – da Salvini a Giorgetti a Fontana – si ritrovano in forze a Montecitorio per un convegno sui discorsi dell’ex segretario leghista e ministro scomparso nel 2022. Tra gli oratori, non solo colleghi di partito ma amici, figli e sorella di Maroni. Il presidente della Camera sceglie l’immagine che lo ritrae impegnato ad attaccare manifesti insieme a Umberto Bossi insieme ad attaccare manifesti e conclude: «Noi siamo quella cosa lì, quella è la nostra origine». Giorgetti omaggia l'amico mettendo la divisa d'ordinanza (cravatta verde e spilletta di Alberto da Giussano) e lo definisce «una cerniera tra la Lega e le istituzioni» per la sua credibilità e autorevolezza. E a Maroni si appiglia Salvini quando per smorzare le polemiche, ricorda: «Prima parlavamo di Maroni che cominciò in Democrazia proletaria e fece il ministro dell’Interno. Nella Lega c'è spazio per la sensibilità di tutti, abbiamo voglia di costruire, non di litigare».

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