Il caso.

Piantedosi elogia le forze di polizia egiziane 

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L’incontro del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con il collega egiziano Mahmoud Tawfik – pochi giorni dopo la commemorazione del decennale della scomparsa di Giulio Regeni – diventa un caso. Mercoledì sera Piantedosi riceve Tawfik. Al termine del colloquio il Viminale informa che «i due ministri hanno espresso soddisfazione per l’ottima cooperazione tra le forze di polizia». Il giorno dopo un post del titolare del dicastero egiziano spiega che Piantedosi «ha elogiato i notevoli sforzi dei servizi di sicurezza egiziani e i loro ripetuti successi nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata in tutte le sue forme, in particolare nella lotta all’immigrazione clandestina». L’incontro, avvenuto «nell’ambito degli sforzi per rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza con i paesi europei», si è concluso con l’impegno a «un coordinamento e una consultazione continui per affrontare le sfide alla sicurezza che minacciano la pace e la sicurezza globali», indica il post. Toni amichevoli che riaprono indirettamente la ferita mai chiusa dell’omicidio Regeni. Indignata Alessandra Ballerini, legale della famiglia del giovane ucciso al Cairo nel 2016: «L’Egitto non è un paese sicuro. A scappare sono persone che stanno subendo le conseguenze del regime che ha ucciso Giulio e che ogni giorno tortura, uccide e fa sparire almeno tre persone».

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