Roberto Vannacci sfida Matteo Salvini. Indirettamente ma a colpo sicuro. Il cavallo di Troia è un emendamento di due leghisti a molto vicini al generale - Edoardo Ziello e Rossano Sasso - che chiede uno stop immediato alle armi inviate a Kiev. Un dietrofront nettissimo sul decreto Ucraina che la prossima settimana affronta l’aula a Montecitorio. «Condivido l’emendamento», è il messaggio telegrafico dell'ex parà che martedì scorso ha lasciato la Lega. Nello strappo, ha perso i galloni da vicesegretario ma non rinuncia al seggio nel Parlamento europeo. Anzi, se lo tiene stretto. «Non mi dimetto da europarlamentare: i voti sono miei!», insiste sui social. Con l’emendamento Vannacci punta quello che è stato a lungo il fianco debole del Carroccio, il sostegno all’Ucraina. Sono noti i malumori covati da mesi nel partito, poi sempre soffocati al momento del voto di ogni nuova proroga degli aiuti in Parlamento. Nella firma dell’emendamento ai due leghisti si associa Emanuele Pozzolo, ex meloniano. I big leghisti la liquidano come una provocazione che - assicurano - non metterà a rischio né il partito né la coalizione. La Lega, filtra dai vertici, confermerà la linea avuta finora su Kiev finora, tenendo conto della fase negoziale in corso.
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