La storia

«Non sono un falso prete: la mia chiesa è diversa, posso celebrare la messa» 

Per la Curia è uno «pseudo-vescovo», ma Simone Maria Mameli si difende 

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«Non sono un finto prete o un finto vescovo. Lo sono nella mia chiesa: la Vecchio cattolica». Lo sostiene con precisione Simone Maria Mameli, 47enne di Pirri segnalato martedì da una nota della diocesi di Cagliari, dove veniva indicato come “prete fasullo”.

Mameli, però, ci tiene a ribadire un concetto: non fa parte della Chiesa cattolica, né tantomeno della diocesi di Cagliari, ma della Chiesa vecchio cattolica. Con tanto di tesserino: «Sì, è diversa», sottolinea. «Sono vescovo consacrato da un’altra chiesa, grazie a Dio non quella romana. C’è libertà di culto e, da vescovi di un’altra chiesa, si può celebrare».

La replica

La Curia di Cagliari ha definito Mameli uno «pseudo-vescovo» e ha avvertito di come la sua rivendicata consacrazione episcopale sia nulla, perciò i sacramenti e i sacramentali da lui amministrati sono invalidi. «Mi hanno dato dello scismatico e hanno detto che non ero né prete né vescovo, però hanno sbagliato: avrebbero dovuto dire che non sono prete e vescovo della loro chiesa», puntualizza il 47enne.

Che poi contesta la replica: «Appena sono stato ordinato, prima ortodosso e poi nel passaggio alla Chiesa vecchio cattolica, ho mandato via mail le comunicazioni. Poi se le hanno cestinate o ne hanno fatto altro uso non lo so, ma ho comunicato le mie ordinazioni una volta diventato vescovo».

La differenza

Nella sua esperienza religiosa, Mameli ha fatto parte di più istituzioni ma con la Chiesa cattolica non ha avuto dei titoli. «Mai stato prete cattolico, ma sono stato battezzato e ho ricevuto i sacramenti nella Chiesa romana. Poi l’ho lasciata nel 2012 perché sono rimasto molto scottato, fin da quando c’era Arrigo Miglio che mi aveva inviato una diffida». Da lì ha iniziato un percorso diverso: «Ero entrato nella chiesa ortodossa di monsignor Basilio III, dove però mi sono stufato. Anche perché ho subito episodi gravi, come una volta che mi avevano strappato la tonaca per strada».

Dall’agosto scorso, Mameli è entrato a far parte della Chiesa vecchio cattolica: un’istituzione, presieduta da Vincenzo Avvinti, che ha come sede un luogo di spiritualità a Ciminna, in provincia di Palermo, che l’arcidiocesi del capoluogo siciliano ha definito – nel 2022 – «una privata iniziativa», dove «non vi è stato autorizzato il culto pubblico da parte di qualunque sacerdote». E, doveroso precisarlo, Mameli dichiara di presentarsi sempre ai fedeli «come vescovo della Chiesa vecchio cattolica e non della Romana».

Il passaggio

Per spiegare le differenze fra le due istituzioni, Mameli dice che «la Chiesa romana celebra un rituale nuovo, ha cambiato il Padre Nostro e il Gloria in parti della celebrazione della liturgia. A differenza loro, noi non abbiamo cambiato niente: si celebra il rito di San Pio V in latino spalle al popolo». I seguaci, al momento, sono poche centinaia in tutto (una decina in Sardegna).

Una specifica che però non ha convinto la Curia di Cagliari, che ha invitato i sacerdoti a vigilare su Mameli e i fedeli a non seguirlo e segnalarlo. «È un loro vizio: vanno contro chi vuole diventare anglicano, ortodosso, testimone di Geova e così via», il suo attacco.

Vocazione

Nell’avviso della Curia, si fa intendere come Mameli abbia celebrato senza titoli. E che, oltre a vescovo, si sia presentato come presidente della Cei. Tesi che contesta: «Non ho mai operato, come dicono, in parrocchie o chiese cattoliche. E spiego sempre le differenze».

Detto che basta una semplice ricerca per vedere la differenza, la domanda è d’obbligo: come si guadagna da vivere? «Non ricevo uno stipendio dalla Chiesa vecchio cattolica, ho una piccola pensione di invalidità per un problema alla schiena. E non ho ricevuto offerte in denaro nella mia attività in Sardegna».

Attività che ribadisce di aver svolto: «Da agosto ho ordinato due vescovi, poi uno se n’è andato e uno è in ospedale gravemente malato. Purtroppo non abbiamo chiese qui a Cagliari, l’abbiamo fatto in un salone adibito a chiesa dove c’erano anche dei fedeli». Con una sua certezza: «Facciano come vogliono nella loro chiesa, io faccio come voglio nella mia. E in quella cattolica non tornerò».

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