Il caso

Sulcis, bocciato il progetto per collegare gli invasi 

No del Ministero al parco fotovoltaico per produrre l’energia necessaria a spostare l’acqua tra i bacini 

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Mentre le dighe scaricano milioni di metri cubi d’acqua in mare il piano di interconnessione dei bacini, pensato per scongiurare assurdi sprechi e conservare a lungo le riserve idriche, deve fare i conti con un nuovo inatteso stop. Il parco fotovoltaico inserito nel progetto dell’Ente Acque della Sardegna è stato bocciato dai ministeri dell’Ambiente e della Cultura. Con l’energia prodotta avrebbe consentito di alimentare gli impianti di connessione tra le dighe di Bau Pressiu e Monte Pranu del Sulcis. Il resto del progetto, invece, resta valido e lo confermano anche i pareri favorevoli espressi in un decreto notificato all’Enas, alla Regione e ai Comuni di Uta, Decimomannu, Villaspeciosa, Siliqua, Villaperuccio, Narcao, Villamassargia, Tratalias, Domusnovas, Musei, Nuxis e Iglesias.

Il progetto

Il parco fotovoltaico rientra nel progetto che riguarda la “Valorizzazione idroelettrica dello schema di collegamento Tirso-Flumendosa-Campidano-Sulcis” e riguarda il trasferimento delle risorse idriche tra gli invasi di Bau Pressiu e Monte Pranu, che interessano i territori comunali di Nuxis, Siliqua, Tratalias, Villaperuccio e Giba. «Il progetto – si legge nel decreto ministeriale – prevede la realizzazione di un impianto energetico integrato (idroelettrico-solare fotovoltaico-accumulo energetico) per la produzione e autoconsumo di energia in ambito locale». L’impianto previsto vicino allo sbarramento di Monte Pranu «comprende un parco fotovoltaico di potenza pari a 2,5 megawatt, un impianto idroelettrico di potenza nominale complessiva di 1,5 megawatt e di un impianto di sollevamento (potenza nominale complessiva pari a 2,4 megawatt) per il trasferimento delle risorse dall’invaso di Monte Pranu verso Bau Pressiu e accumulo delle stesse in quest’ultimo». Il parere negativo del ministero nasce dalla considerazione che alcune opere inserite nel progetto ricadono parzialmente dall’interno dell’area Sic di Monte Arcosu e nel parco regionale di Gutturu Mannu.

La delusione

Il resto del progetto resta valido. Per il momento sono stati stanziati 60 milioni di euro, ma per concludere i lavori del quarto lotto potrebbe essere necessario un ulteriore stanziamento di soldi pubblici. I tempi per realizzare l’opera si allungherebbero e in questo modo si continuerebbe a sprecare l’acqua. Proprio come sta accadendo in questi giorni in tantissime dighe sarde, tra cui quella di Monte Pranu. Milioni di litri che finiscono in mare proprio per l’impossibilità di interconnettere i bacini. Il tutto con grande disappunto degli agricoltori e dell’Enas. L’ente Acque della Sardegna ora sarà costretto a rimodulare il progetto. «Questa risposta dal ministero, che aspettavamo da cinque anni – dice Giuliano Patteri, direttore generale dell’Enas - è il risultato della valutazione di impatto ambientale. Ovviamente rispetteremo questa prescrizione e rinunceremo a realizzare questo impianto che doveva abbattere i costi energetici per quanto riguarda i trasferimenti di risorse idriche. Chiaramente la Regione sarà costretta a reperire nuovi finanziamenti, perché nel frattempo sono aumentati i prezzi dei lavori. Adesso ci troviamo ad adeguare nuovamente il progetto a una situazione che è cambiata. E questo sicuramente avrà conseguenze con i tempi di realizzazione del sistema di interconnessione».

Le richiesta

Nei giorni scorsi gli agricoltori del Sulcis Iglesiente hanno sollevato il problema dello spreco d’acqua di questi giorni. Risorse che sarebbero risultate preziosissime nei periodi di siccità.

«Non mi illudo piu di tanto, ma spero che l’interconnessione tra i bacini si faccia in tempi brevi - commenta Efisio Perra, presidente del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale –. Auspico che si realizzino anche altre infrastrutture per portare l’irrigazione anche in territori attualmente non serviti, come quelli del Basso Sulcis. Sindaci e agricoltori l’hanno chiesto a più riprese».

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