Il caso.

Pale difficili da riciclare: «Usatele come arredo urbano» 

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Le lame delle pale eoliche? Possono diventare ponti. O anche “rifugi” per le biciclette. E a occuparsene potrebbero essere i Comuni. Ma solo dopo, ovvio, che le turbine hanno prodotto energia e, soprattutto, reddito per la società che le ha installate. Lo chiamano riciclo di design, è di sicuro un metodo che permetterebbe di evitare i costi di smaltimento a carico del privato quello proposto dalla Wdp Monte Entosu Srl, che vuole realizzare un parco eolico composto da otto generatori alti 252 metri che, piazzati sulle colline fra Nulvi e Sedini, svetterebbero per oltre 800 metri sul livello del mare.

I documenti sono depositati negli uffici del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica da novembre dell’anno scorso ed è stata avviata la procedura di Valutazione d’impatto ambientale. La sintesi non tecnica del progetto è ricca di dettagli e di elementi che servono per convincere la commissione della bontà del piano. E vengono riportate anche delle “suggestioni” destinate a essere valutate dai Comuni chiamati in causa.

Le “blade” dei generatori, quindi le lame delle pale, sono «difficili da riciclare a causa dei materiali compositi utilizzati nella loro produzione», si legge. Contengono «resine di poliestere e fibre di vetro o di carbonio». Quindi la «società propone, al fine vita dell’impianto, il riutilizzo delle blade, opportunamente modificate, per la realizzazione di 8 progetti di arredo urbano da bandire dalle amministrazioni comunali per il lancio di un concorso di idee al fine di riutilizzare le pale eoliche in disuso». Si ipotizza l’utilizzo per realizzare «parchi giochi o arredo urbano, oppure per strutture edilizie, rifugi bicicletta, piccoli ponticelli, camminamenti, riuso architettonico». Per la società sempre meglio che “smaltire”.

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