Ginevra.

Usa e Iran, negoziati tra speranze e tensioni 

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Ginevra. La comunità internazionale resta in attesa dell’esito del terzo round di negoziati Usa-Iran a Ginevra, tra svolta diplomatica, ulteriori consultazioni tecniche o rischio di escalation militare. L’Oman, mediatore tra Washington e Teheran, ha parlato di “apertura senza precedenti” e di “progressi significativi”, annunciando nuovi incontri la prossima settimana a Vienna. Anche l’Iran ha definito i colloqui “seri”, con la partecipazione del direttore dell’Aiea Rafael Grossi. Tuttavia persistono tensioni: gli iraniani vogliono escludere il loro arsenale balistico dal negoziato, mentre per la Casa Bianca si tratta di un ostacolo.

Nel frattempo, gli Stati Uniti rafforzano la presenza militare nella regione: la portaerei Uss Gerald Ford è diretta verso Israele e si unirà alla Lincoln e alla scorta. Le richieste americane al ministro iraniano Abbas Araghchi prevedono lo smantellamento dei tre principali siti nucleari e la consegna delle scorte di uranio arricchito, pur ammettendo una soglia simbolica inferiore al 5% per uso civile. L’Iran insiste invece nel mantenere la produzione interna per scopi civili e si oppone a spostare l’uranio all’estero. Sul tavolo resta anche la questione delle sanzioni: Teheran chiede la revoca completa, ma l’amministrazione Trump non si è ancora pronunciata.

Le tensioni si acuiscono anche per le dichiarazioni del presidente Trump, che ha denunciato lo sviluppo di missili iraniani capaci di colpire Europa e Stati Uniti, alimentando il rischio di rottura del negoziato. Marco Rubio ha confermato che, oltre al nucleare, l’amministrazione punta a discutere di missili balistici, ma l’Iran si rifiuta, rappresentando un punto critico. Restano incerte modalità e tempi di un eventuale attacco, che potrebbero spaziare da blitz mirati a campagne militari più estese in caso di cambio di regime, senza che Washington abbia chiarezza su chi assumerebbe il controllo del Paese post-ayatollah, considerando anche le ambizioni di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià.

Il rischio di escalation militare permane, e la comunità internazionale resta in attesa dei prossimi sviluppi diplomatici e tecnici a Vienna.

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