L’opposizione sta con gli irlandesi: «Assurdo rifiutare 900 nuovi posti di lavoro»

Ryanair, Regione immobile: «La tassa (per ora) resta»  

L’ultimatum della low cost non smuove la maggioranza Il Pd: «È un ricatto». Gli altri partiti: «Discussione aperta» 

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Dal Pd, senza giri di parole, arrivano a considerarlo un «ricatto», l’ultimatum di Ryanair sull’addizionale comunale per i diritti d’imbarco. Affondo di due giorni fa, quando la low cost irlandese, cominciando per prima a ringhiare, ha detto ufficialmente: fintanto che «resterà in vigore l’inutile tassa», la compagnia «non è in grado di prevedere in Sardegna una crescita significativa» dei voli, «nonostante la forte domanda». Oltre ai dem, pure il resto della maggioranza ha reagito a muso duro: «Nessuna decisione è presa». L’opposizione, invece, asseconda Ryanair.

Di cosa si parla

L’addizionale comunale sui diritti d’imbarco è in vigore da ventidue anni. Venne previsto per la prima volta con la Finanziaria del 2004. Obiettivo: fare cassa per coprire i costi di sicurezza negli scali. All’inizio si pagava un euro. Nel tempo, l’impennata. In più dal 2021, gran parte del gettito viene girato all’Inps per la cassa integrazione del trasporto aereo. In Sardegna il sovrapprezzo sul biglietto è di 6,50 euro (ma si arriva a 9 in Veneto). Per Ryanair, la tassa «è un freno allo sviluppo». La low cost ha motivato l’ultimatum con una proiezione numerica: se la Regione pagasse l’addizionale al posto dei viaggiatori, la compagnia trasferirebbe nell’Isola «quattro nuovi aerei» e aprirebbe «una nuova base nel Nord con un investimento da 400 milioni di dollari». Verrebbero creati «900 nuovi posti di lavoro per due milioni di passeggeri aggiuntivi, più 40%».

Il Campo largo

In Giunta la discussione la stanno portando avanti Barbara Manca e Franco Cuccureddu. M5S e Orizzonte Comune. Dall’assessorato ai Trasporti nessuna replica diretta a Ryanair. Ma la conferma sulla possibilità di un taglio invernale, a patto che «la spendita di risorse pubbliche» porti «benefici adeguati» ai sardi. Cuccureddu, titolare del Turismo, completa il ragionamento: «D’estate l’Isola è già in overbooking, non abbiamo bisogno di stimolare il mercato. Negli scali dell’Isola non ci sono nemmeno altri slot disponibili. D’inverno, invece, il potenziamento delle rotte è necessario e la cancellazione di quei 6,5 euro a biglietto sarebbe garantita a tutti i passeggeri, anche a quelli della Continuità territoriale o di qualunque altra compagnia». Per il dem Valter Piscedda «la rivendicazione di Ryanair ha un senso se rivolta al Governo, visto che il balzello è nazionale». Il consigliere regionale trova «ingiusto che sia l’Amministrazione sarda, e quindi ancora i contribuenti, a coprire la tassa non gradita alla compagnia low cost». Sinistra futura e Luca Pizzuto sono «in attesa di più informazioni, la discussione è aperta». Da Uniti per Todde, Valdo Di Nolfo prova ad affinare la strategia: «Il nostro partito è per una sperimentazione del modello, iniziando a tagliare l’addizionale dallo scalo di Alghero, il più piccolo dell’Isola. Sempre nei mesi invernali, includendo al massimo aprile e ottobre».

La minoranza

Ryanair ha i suoi alleati nei partiti d’opposizione. Il coro è unitario. Antonello Floris (FdI): «Forse l’assessora era distratta, altrimenti non si spiega come sia possibile rinunciare all’investimento da 400 milioni di dollari e oltre 900 nuovi posti di lavoro». Umberto Ticca (Riformatori): «Sulla tassa d’imbarco serve pragmatismo. Sperimentiamo una riduzione, valutiamo l’impatto su rotte e prezzi e poi decideremo se stabilizzare la misura. Altre Regioni lo hanno già fatto con buoni risultati, non vedo perché la Sardegna non debba provarci».

Così Angelo Cocciu (Forza Italia): «Continuiamo a chiedere alla Giunta di stanziare le risorse per ridurre il peso di questa tassa. Sinora la nostra proposta è rimasta inascoltata, penalizzando i viaggiatori». Alberto Urpi (Sardegna 20/Venti): «Presenteremo una mozione in Consiglio regionale per avviare interventi strutturali concreti. Investire per abbattere la tassa aeroportuale e rendere la Sardegna più competitiva non è un rischio, ma una scelta strategica. Significa creare le condizioni per accordi con i grandi vettori internazionali».

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