Regione

Dal referendum al nodo del 41-bis: la ricetta dell’ex premier per l’Italia 

«Il Governo salva i politici, noi del M5S facciamo il salario minimo» 

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Il caso del Campo largo spaccato nell’Isola ma non solo. Il referendum sulla giustizia («è lo stesso Governo che rischia») e il caso dei detenuti in regime di 41 bis in arrivo nell’Isola («le isole non diventino refugium peccatorum ») sono i temi affrontati dal presidente del M5S Giuseppe Conte, ieri a Cagliari per un sopralluogo nei luoghi colpiti dal ciclone Harry. Una dichiarazione spontanea prima dell’incontro con i cittadini davanti al Lazzaretto di Sant’Elia: «Il Governo trova l'intesa per la riforma elettorale e per la riforma della giustizia per salvare i politici dalle inchieste, ma nulla, invece, per quanto riguarda i 60mila rider sfruttati sotto la soglia di povertà, nulla per tutti i nostri giovani che sono sottopagati. Non solo, il governo Meloni dice no al salario minimo. Ma ci siamo noi, qui in Sardegna, in Campania, che a livello regionale introduciamo la soglia del salario minimo legale».

La mobilitazione

Conte non sarà in città domani per la mobilitazione organizzata da Alessandra Todde contro l’invasione di detenuti mafiosi nelle carceri sarde. Ieri ha comunque ribadito che «il regime del 41-bis è diventato assolutamente necessario nel corso del tempo per garantire la massima sicurezza e il controllo, ovviamente, di tutti coloro che sono responsabili di reati molto gravi, di mafia e terrorismo, perché non abbiano più collegamenti con l'esterno, non continuino a governare la criminalità dall'interno dei penitenziari». Detto questo, «per quanto riguarda il fatto che si vuole ridurre la Sardegna a una Cayenna, è legittimo che i cittadini sardi, non Alessandra Todde per prima, ma i cittadini sardi, abbiano qualcosa da ridire su questo disegno. Non si può pensare, per una legge approvata durante il governo Berlusconi, con ministra della Gioventù Giorgia Meloni, che le isole diventino il refugium peccatorum». E «siccome ci sono tantissime regioni a guida di centrodestra, si rivolgano anche ai governatori dei loro partiti perché ci sia un'equa distribuzione e non una concentrazione di tutti i detenuti 41 bis in Sardegna».

Il referendum

Di riforma della giustizia e referendum ha parlato nell’incontro del pomeriggio al T Hotel sulle ragioni del No: «La riforma costituzionale è nata blindata all'origine – ha esordito - e oggi, che a leggere i sondaggi il no è in recupero, è davvero poco credibile la proposta di sederci a un tavolo e discutere assieme di questa proposta per la fase attuativa. Dopo i sondaggi sono preoccupati e hanno fatto una riunione per dirsi che devono depoliticizzare perché, attenzione, oggi lo stesso governo rischia». Il leader M5S ha aggiunto che «la riforma della giustizia può essere da traino a quella sul premierato che, a sua volta, ridimensiona il Capo dello Stato». Infatti, «non puoi rivendicare la separazione dei pm dagli altri giudici e il primato della politica senza poi compiere il passo avanti. Quindi il premier deve avare un'investitura diretta, popolare, per consentire di dire a chi va a governare: mi hanno votato i cittadini. E il presidente della Repubblica, che non è eletto dal popolo, è ridimensionato».

Con i 5S locali

Tra gli appuntamenti al Lazzaretto e al T Hotel, il leader ha incontrato i vertici del M5S nell’Isola. Oggi gli iscritti voteranno per confermare la vicepresidenza del partito in capo al senatore Ettore Licheri. Al suo posto, alla segreteria regionale dovrebbe arrivare il consigliere e presidente della commissione Bilancio Alessandro Solinas. (ro. mu.)

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