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Un progetto per i più fragili: apre il centro d’accoglienza Nostra Signora del Carmine 

Inaugurati in via Malta diciotto posti letto Baturi: «Che questo sia un luogo d’amore» 

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«Che qui le persone possano trovare la possibilità di un rapporto diverso: premura, attenzione, gentilezza e rispetto. In una parola, si chiama amore». Con queste parole l’arcivescovo Monsignor Giuseppe Baturi, ha benedetto gli ambienti del nuovo centro di accoglienza maschile “Nostra Signora del Carmine”, inaugurato ieri in via Malta. Una nuova «opera segno» che sorge nel cuore della città per offrire «non solo un letto e un tetto», ma un luogo dove «sperimentare misericordia e dignità in un mondo, come quello di oggi, spesso segnato da estraneità e divisioni».

La struttura è frutto di un protocollo d’intesa tra l’Arcidiocesi di Cagliari, dall’Ordine carmelitano in Italia, dalla Parrocchia Nostra Signora del Carmine e dalla fondazione Caritas San Saturnino Onlus. Il progetto ha visto un investimento totale di 100 mila euro: il 60 per cento finanziato dai fondi 8xmille alla Chiesa Cattolica, mentre il restante 40 per cento (circa 40 mila euro) garantito dalla generosità di una benefattrice cagliaritana che ha scelto di restare anonima.
Saranno 18 i posti letto in totale messi a disposizioni, suddivisi in camere da tre e quattro persone, e operativo dalle 18 fino alle 9 del mattino successivo. «Accogliere significa costruire progetti», ha spiegato Don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana, sottolineando l’importanza di luoghi come questo, alla base per una vera risalita: «Almeno il 35% di chi entra nei sistemi di accoglienza ogni anno ne esce con un nuovo percorso di vita».

L’apertura segna un passo cruciale nella co-progettazione con il Comune. L’assessora alla Salute e benessere, Anna Puddu, ha evidenziato l’impegno dell’amministrazione: «Oltre 4 milioni e 100 mila euro investiti dal Comune garantiscono il funzionamento di 140 posti, a cui si aggiungono oggi questi nuovi 18. L’obiettivo principale è che nessuno rimanga per strada». L’assessora ha poi rimarcato l’importanza di superare la sola emergenza abitativa: «Dobbiamo soffermarci sul riconoscimento della dignità attraverso progetti personalizzati. La povertà ci chiede attenzione mirata per affrontare i tanti casi di disagio socio-sanitari e le fragilità più profonde, senza mai generalizzare».

Con questa nuova apertura, la rete cittadina si rafforza, cercando di dare risposta a quelle persone – sono circa trenta – che ancora vivono in strada, offrendo loro non solo assistenza, ma l’occasione per una vera rinascita, «vedendo il loro le risorse e standogli accanto», conclude Puddu.

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