Inviata
Bidonì. I gerani rossi danno il benvenuto. Le case in pietra si affacciano direttamente sull’Omodeo e nel dedalo di viuzze che si arrampica sul colle ecco uno dei paesi più piccoli di tutta l’Isola: 108 abitanti che vantano anche un altro primato. Nessuno si è voluto mettere in gioco per la tornata elettorale del 7 e 8 giugno, l’attuale amministrazione comunale non si ripresenterà e il paesino nel cuore del Barigadu sarà per l’ennesima volta commissariato. Ma da queste parti nessuno sembra preoccuparsene. «Forse un periodo di pausa farà bene» ripetono alcuni ragazzi nell’unico bar del paese.
Il quadro
Il clima è quello di una diffusa rassegnazione che si rispecchia nelle stradine, ordinatissime ma desolatamente vuote. Ieri mattina nel tratto dal Municipio alla chiesa l’unico di passaggio era un cagnolino che si godeva il sole. «Purtroppo siamo rimasti in pochi – commenta Pietro Deias, 86 anni – quando ero piccolo il paese contava fino a 700 abitanti». Inevitabile a guardare il deserto di servizi: non c’è un medico né una farmacia, mancano ristorante e pizzeria, l’ufficio postale ha chiuso una cinquantina d’anni fa, le scuole nel 1992. Non c’è un’edicola ma ogni giorno il giornale arriva. «Lo compro io a Sorradile e lo porto al bar» sorride Mirko Flore, allevatore. Quel locale dalla facciata gialla è il solo punto di ritrovo. «Non c’è lavoro – spiega il proprietario Davide Musu – molti vanno fuori per trovare un’occupazione e non ritornano. Qui si vive bene ma chissà quale sarà il futuro, nemmeno io so quanto potrò andare avanti con la mia attività». A tratti il tempo sembra essersi fermato. «Usiamo pure il baratto – spiega Nino Marras, in attesa dell’agognata pensione - io faccio l’olio e lo do in cambio del vino». Persino la chiesa di San Giovanni Battista è chiusa. «Il parroco celebra una volta alla settimana – dice Angela Argiolas, casalinga – speriamo non sopprimano anche la parrocchia».
Disamore
Le prospettive non sono rosee, nessuno se la sente di imbarcarsi nell’avventura amministrativa. «Sono stato consigliere dal 2015 al 2020 ma alla fine volevano amministrare in pochi, senza condivisione – racconta Mirko Flore, allevatore – e mi sono fatto da parte. Se ci fosse stato un bel gruppo mi sarei ricandidato ma nessuno ci ha pensato». Qualcuno non nasconde un pizzico di delusione per l’amministrazione uscente. «Non c’è stata collaborazione con i cittadini, a volte non riuscivamo nemmeno a parlare con gli amministratori – aggiunge Nino Marras – a questo punto è preferibile il commissario». Nicola Argiolas, disoccupato, fa un po’ di autocritica. «La responsabilità è anche nostra – sottolinea – prima eravamo molto più uniti. Di certo la nostra sindaca è stata molto coraggiosa, due mandati consecutivi in un momento in cui amministrare non è affatto semplice». Gli fa eco Franco Manca, pensionato. «Per governare anche un piccolo paese servono esperienza e competenze – sostiene – alla nostra sindaca non possiamo rimproverare nulla, purtroppo è sempre più difficile anche reperire risorse». Arriverà il commissario. «I funzionari del passato hanno sempre governato bene ma un’amministrazione eletta è un’altra cosa», ripete Manca.
Gli amministratori
Lo sa bene la sindaca Ilaria Sedda. «Lascio a malincuore e mi dispiace – ammette – ma dopo due mandati era arrivato il momento di fermarsi». Lei e gli altri cinque componenti della squadra hanno deciso di prendersi una pausa. «Nessuno se l’è sentita, forse erano un po’ stanchi – aggiunge – non è stata un’esperienza semplice, due anni fa abbiamo avuto anche un grave caso di peculato e siamo stati costretti a rivedere progetti per sanare la situazione». La gestione del Museo de sa majarza e l’albergo diffuso non sono potuti decollare «e mi dispiace. È vero che qui mancano servizi ma abbiamo tante potenzialità – ripete – io amo il mio paese, non me ne sono mai voluta andare e fra qualche tempo, con nuove leve potrò impegnarmi di nuovo». Stessa linea per il consigliere uscente Daniel Fadda, agente di commercio. «Era necessaria una pausa che sarebbe potuta essere l’occasione di creare un’alternativa da parte di chi aveva idee diverse dalle nostre – osserva – così non è stato, adesso aspettiamo il commissario».
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