Garlasco

Sempio, nuovo audio I pm: sembra svelare l’orario del delitto 

L’indagato: «Quel giorno alle 9.30 è successo qualcosa» 

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Milano. Dai soliloqui in auto di Andrea Sempio, sostiene la procura di Pavia, sembra venire a galla anche l'orario in cui l'allora 19enne sarebbe entrato nella villetta di Garlasco per uccidere Chiara Poggi in modo crudele e con odio per un no a un approccio sessuale. Il riferimento è a un audio dell'8 febbraio 2017, captato da una microspia ai tempi della prima indagine: «È successo qualcosa quel giorno. Era sempre lì a casa, io non so se lei ha detto che lavorava, però... alle 9,30 a casa». Parole che l’aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza interpretano alla luce di quelle registrate il 14 aprile 2025 in cui Sempio per l'accusa, faceva riferimento alle sue chiamate a casa Poggi nei giorni precedenti il delitto, al video intimo che Chiara e il suo fidanzato Alberto Stasi avevano girato e al rifiuto di Chiara di parlare con Sempio. Risultato: “L’indagato sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell'omicidio”.

L’alibi di Stasi

Nella ricostruzione, basata anche sulla nuova consulenza medico legale di Cristina Cattaneo, gli inquirenti segnalano che “alle 9,45 Chiara Poggi era viva”: circostanza che toglie dalla scena del crimine Alberto Stasi, che già “alle 9,35 era a casa propria davanti al proprio computer”, “a 1,7 chilometri di distanza”.

Se Stasi ha un alibi, non così Sempio. Alle 9,58 i tabulati registrano una sua telefonata all’amico Mattia Capra. Sempre secondo la consulenza, la fase della colluttazione e dell'aggressione sarebbe durata 15-20 minuti. Per i pm è insussistente l’ipotesi che la sera prima Chiara abbia visto fotografie inaspettate nel computer di Stasi: “Ha semplicemente aperto la cartella Immagini", scaricando foto della vacanza del mese prima a Londra, e “ha anche contribuito a scrivere parti della tesi” del fidanzato. La Procura generale di Milano intanto sta analizzando i primi atti per valutare un’eventuale istanza di revisione della condanna di quest’ultimo, in carcere da 10 anni e mezzo.

La difesa di Sempio è al lavoro coi consulenti per smontare il castello accusatorio. Per i pm, il 38enne ha anche ripercorso “i propri rapporti con la vittima preparandosi all'interrogatorio” del 2017: «Forse – diceva allora l’indagato – aveva iniziato a lavorare, non è che era sempre lì. Magari tornava a casa alle sei di sera così ... magari stavamo dentro casa insieme».

Le vecchie indagini

Dalle carte continuano a emergere dettagli su sospetti inquinamenti delle vecchie indagini, che hanno dato vita anche ad un'autonoma inchiesta a Brescia per corruzione. Fra gli altri un appunto sequestrato a Giuseppe Sempio in cui nel 2016-2017 si ipotizza che il Dna di suo figlio Andrea fosse finito sulle unghie di Chiara dopo un contatto con il mouse di un computer: teoria riportata nel verbale del perito dell'appello bis a Stasi, Francesco De Stefano. La Procura pavese sospetta anche che ci sia stata “una regia” nel suggerire a Sempio di conferire all'epoca il mandato di consulente al generale Luciano Garofano, che da comandante del Ris di Parma “aveva curato le investigazioni scientifiche" 19 anni fa.

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