Assemini.

Uccise l’amico: condannato a 14 anni 

A Fabio Concas concesse le attenuanti, ma non la seminfermità di mente 

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Quattordici anni di carcere per omicidio volontario, con il riconoscimento delle attenuanti generiche ma non quello della seminfermità mentale. È la condanna inflitta dalla giudice del Tribunale, Giulia Tronci, a Fabio Concas, il 25enne di Decimomannu reo confesso dell’omicidio di Alessandro Cambuca, 27 anni di Villaspeciosa, ucciso a coltellate all’alba del 29 settembre 2024. Al termine di una camera di consiglio durata circa un’ora, la giudice ha letto ieri il dispositivo della sentenza che accoglie, nei fatti, le richieste rimodulate del pubblico ministero Marco Cocco.

Le repliche

Dopo aver chiesto la condanna a 17 anni e quattro mesi di reclusione nella requisitoria, ieri mattina il pm Cocco ha preso nuovamente la parola riformulando la richiesta in 14 anni e 8 mesi di carcere. In sede di repliche, il magistrato inquirente ha ritenuto di poter condividere alcune considerazioni formulate dalla difesa. Già nella prima discussione il pm aveva sollecitato una pena ridotta di un terzo per via del rito abbreviato scelto dall’imputato.

La decisione

Tornata in aula dopo una breve camera di consiglio, la giudice Tronci ha ritenuto di dover applicare le attenuanti generiche, ma non la riduzione per la seminfermità che veniva sollecitata anche dalla difesa. La perizia disposta dalla giudice, infatti, aveva ritenuto l’imputato capace di intendere e di volere. Lo psichiatra Diego Primavera aveva stabilito che Concas fosse in sé quando, la mattina del 29 settembre di due anni fa, ha colpito l’amico con sei coltellate. Di diverso avviso era stato l’avvocato difensore, Franco Villa, che con il suo consulente Antonello Canu aveva ritenuto il 25enne seminfermo di mente nel momento del delitto.

Nessun movente

I due giovani, prima dell’aggressione mortale, avrebbero partecipato alla festa di Santa Greca a Decimomnannu. Subito dopo l’omicidio, l’indagato aveva fatto delle parziali ammissioni. «Sono sicuro di averci litigato e di averlo accoltellato, ma non ricordo nulla di quella sera», aveva raccontato pochi giorni dopo, nell’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip Giorgio Altieri, «Avevo paura e sono scappato. Ricordo solo dei flash». A oggi, però, nessuno sa realmente cosa sia accaduto nell’abitazione e quale sia stata l’origine dell’aggressione sfociata in omicidio.

I familiari della vittima, che ha lasciato una compagna e due figli di 7 e 5 anni, si sono costituiti in giudizio con i legali Carlo Demurtas, Edoardo Delrio e Laura Pirarba. Depositate le motivazioni della condanna la difesa deciderà se appellare la sentenza.

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