BOLOGNA. L’arma: un bombolone alla crema. Il movente: un’eredità da circa 300mila euro. Il presunto responsabile del singolare delitto contestato dalla Procura di Reggio Emilia, che ha guidato le indagini dei carabinieri, è un uomo di 76 anni, Elico Fantuzzi. La vittima, suo cugino, Alfredo Tamagnini, di cui era tutore legale, 74 anni, alle prese con gravi problemi di disfagia, per cui non poteva ingurgitare cibi solidi: il 27 giugno l'anziano è morto soffocato dal pasticcino che aveva ingerito, nella residenza sociosanitaria in cui era ospitato.
L’arresto
Nella tarda serata di mercoledì i carabinieri della sezione operativa della compagnia di Reggio Emilia hanno eseguito un'ordinanza agli arresti domiciliari per omicidio pluriaggravato: dall’abuso dei doveri e dei poteri inerenti alla funzione di tutore legale, dall’aver commesso il fatto in danno di una persona con disabilità certificata ricoverata in una struttura assistenziale, dalla minorata difesa. E dalla premeditazione: secondo l’accusa, infatti, non era la prima volta che l’indagato tentava di recapitare paste e dolciumi al cugino, aggirando i controlli interni della struttura.
La ricostruzione
L'indagato, nominato tutore legale dal 2009 e pienamente a conoscenza delle sue patologie, la mattina del 27 giugno si è presentato nella struttura introducendo di nascosto i dolci, in particolare bomboloni. Dopo averli lasciati nella disponibilità del cugino, si è allontanato verso la guardiola per mostrare alle operatrici socio-sanitarie la confezione di un rasoio elettrico destinato al parente. Ingerito il bombolone, l'uomo ha iniziato ad avere gravi problemi respiratori, ma il parente non avrebbe dato subito l'allarme: prima avrebbe acquistato una bevanda gassata al distributore, tentando vanamente di fargliela bere per far scendere il boccone. Nonostante le manovre di disostruzione e l'intervento del 118, per l'uomo non c'è stato nulla da fare ed è deceduto. È emerso poi il movente: la vittima disponeva di un patrimonio mobiliare superiore a 300.000 euro e l'indagato era tra i coeredi legittimi. Le successive attività tecniche hanno infine documentato i tentativi del 76enne di controllare le dichiarazioni rese dai familiari agli inquirenti e di concordare versioni di comodo.
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