Milano. Si faceva immortalare con il passamontagna davanti a bandiere naziste il 22enne arrestato dal Ros di Milano per aver abbracciato idee suprematiste e razziste, arrivando a progettare un attacco a una sinagoga milanese e al centro di preghiera islamica a San Donato Milanese. Accuse gravissime quelle ipotizzate nei suoi confronti dai Carabinieri e dalla Procura di Milano, ovvero di aver «aderito integralmente» a ideologie suprematiste della razza bianca e naziste, ispirandosi in particolare agli scritti e pensieri di Anders Breivik, il terrorista autore della duplice strage del luglio 2011 in Norvegia. Il giovane, secondo un “testamento” che aveva preparato, intendeva agire in solitaria con bombe molotov, dopo avere acquisito in modo autonomo istruzioni sulla preparazione e sull’uso di materiali esplosivi, con un «costante auto-addestramento con finalità terroristiche». Per questo ora è indagato per il reato ex art. 270-quinquies del Codice penale che punisce l’addestramento ad attività con finalità di terrorismo. Non aveva nessun contatto con gruppi politici di estrema destra, organizzazioni attivistiche e nemmeno sarebbe mai riuscito a creare una “cellula” sua. Dalle indagini appare come un giovane italiano senza problemi particolari, incensurato, con una famiglia multietnica (la madre è di origine cubana) che aveva perso il lavoro come magazziniere e viveva isolato in casa a San Giuliano Milanese, con il padre e la sorella, radicalizzandosi pian piano all’insaputa della famiglia.
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