La tassa di soggiorno per valorizzare i carri trainati dai buoi, simbolo identitario di Arbus che vive tramandato dai “Carradoris”, conduttori dei carri in percorsi suggestivi, soprattutto religiosi. Cammini che celebrano l’antica connessione tra la cittadina del Linas e i maestosi animali, un tempo essenziali per lavoro e trasporto nei campi, oggi folclore che attira numerosi turisti. «È il primo passo – ricorda il sindaco, Paolo Salis – verso la nascita di un’associazione per un sostegno anche economico. È dovere della comunità mantenere viva questa parte integrante della cultura arburese. Col prossimo bando contiamo di inserirla nei grandi eventi».
Tradizione viva
La Giunta ha deliberato di destinare 11.500 euro, parte dei 130 mila euro della tassa di soggiorno, per il mantenimento del carro trainato dai buoi, in particolare per la festa di Sant'Antonio, la ricorrenza più sentita dell’anno dove i “Carradoris” rappresentano una tradizione secolare ancora viva, di padre in figlio fino alla terza generazione. «I fondi – dice l’assessore al turismo, Wiliam Collu – verranno spesi per salvaguardare un simbolo agro-pastorale, straordinario veicolo di promozione ai fini culturali, identitari e turistici». L’assessora all’agricoltura, Sara Vacca, anima dell’iniziativa, ripercorre le tappe. «La presenza dei buoi – ricorda – risale al mondo agropastorale, quando venivano utilizzati nel lavoro dei campi, sostituiti poi dai mezzi di trasporto, ma arrivati fino a noi grazie all’amore incondizionato di alcuni allevatori».
Le famiglie
Oggi sono 8 le coppie di buoi e 7 le famiglie che custodiscono gelosamente e con sacrifici un patrimonio di inestimabile valore storico. «Purtroppo – prosegue Vacca – la sopravvivenza è compromessa, anche a causa dei costi, un minimo per ciascuno capo di 3.500 euro per mantenerlo, tra accessori per il giogo, alimentazione e assicurazioni in quanto devono attraversare le strade. A malincuore, molti rinunciano, c’è il rischio concreto di perdere un patrimonio di alto valore storico e culturale. Non potendo dare un contributo diretto, abbiamo avviato l’iter per la nascita di un’associazione». Alessio Cancedda, 34 anni, dice: «Avevo 3 mesi quando per la prima volta ero sul carro dietro Sant’Antonio, sono cresciuto senza mancare ad un appuntamento. I buoi fanno parte della famiglia». Così per Salvatore Pusceddu (40): «L’anno passa aspettando la festa di Sant’Antonio. Quando si decide a chi spetta trainare il simulacro, il sentimento è comune: felici di farlo».
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