L’intervista

«L’Arst non sarà solo un’azienda di trasporto» 

I piani dell’amministratore unico: facciamo la rete ciclabile e pensiamo alla gestione dei parcheggi 

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Sui 2.200 dipendenti di Arst decide lui. Per Giovanni Mocci, 54 anni, cagliaritano, è una prima volta. Sino al 6 luglio, quando la Giunta l’ha nominato, l’amministratore unico della spa regionale faceva il consulente aziendale, da commercialista qual è. Dava indicazioni ma senza potere di scelta. Adesso in calce a ogni delibera c’è la sua firma.

Operativo dal 15 luglio scorso. In sei mesi di mandato cosa si impara?

«Si entra in confidenza con l’enorme complessità dell’azienda. L’Arst ha numeri importanti: 810 autobus per 4mila corse quotidiane. Sono 38 milioni di chilometri in un anno con 20,3 milioni di passeggeri trasportati. Sui 45 treni a scartamento ridotto salgono in 850mila, sono altri 1,1 milioni di chilometri. Quattordici le metrotranvie: 990mila utenti per 570mila chilometri, considerando che a Cagliari il servizio è stato riattivato a settembre dopo tre anni di stop per il raddoppio del binario».

La priorità di mandato?

«Convertire Arst nel perno della mobilità regionale».

Non è già così?

«Non completamente. Siamo un’azienda di trasporto che si sta trasformando in società di mobilità a 360 gradi. L’obiettivo strategico è l’intermodalità. Non solo autobus, treni e metro, ma anche rete ciclabile, da realizzare con i fondi del Pnrr: duemila chilometri per 46 itinerari che si incroceranno con il Trenino verde e altri collegamenti Arst. A giugno completeremo i primi 120 chilometri. Da Samassi a Bosa passando per Barumini, Terralba, Oristano e Tharros. Il primo appalto, da mille chilometri, vale 33 milioni. Stiamo valutando la gestione dei parcheggi, nelle aree di scambio dove lasciare le auto. Ma oggi il lavoro di Arst non è percepito. Pochissimi sanno cosa facciamo tutti i giorni».

Cosa fate?

«Lavoriamo senza sosta per rendere più veloce e sicuro il trasporto. Con i fatti vogliamo arrivare nelle case dei sardi. Protagonisti senza protagonismo, come nello slogan aziendale. Arst ha autobus abbastanza nuovi, treni funzionanti e tanti investimenti in corso. Garantiamo anche il trasporto urbano a Oristano, Alghero, Macomer e Carbonia. Ogni punto della rete di collegamento è presidiato da una struttura molto gerarchica. Vuol dire una catena della responsabilità senza vuoti, a garanzia degli utenti».

In positivo cosa l’ha colpita sinora?

«Sicuramente l'enorme competenza del personale. Ma anche l’accoglienza ricevuta al mio arrivo, soprattutto da parte del gruppo dirigente. Un’accoglienza senza pregiudizio».

Non se l’aspettava?

«No, la mia nomina è stata un po’ sofferta».

In che senso?

«Sono arrivato dopo la sostituzione del mio predecessore (Roberto Neroni)».

Che ha fatto bene o male?

«Stiamo avviando nuovi progetti ma ne abbiamo anche ereditato di importanti».

Per esempio?

«Sempre con le risorse del Pnrr, la Sardegna potrà contare su treni elettrici, le cui batterie saranno ricaricate a idrogeno nelle tre centrali previste a Macomer, Mandas e Alghero. Nei primi due casi i lavori, cominciati a settembre, si completeranno a metà anno. Nella Riviera del corallo il cantiere sarà doppio perché realizzeremo anche il collegamento con l’aeroporto. I tre appalti valgono quasi 150 milioni, più i 92 spesi per l’acquisto di sette nuovi treni. Le tratte sono Macomer-Nuoro, Decimo-Mandas-Isili, Alghero-Sassari. Muoviamo la Sardegna».

Per un manager di un’azienda pubblica conta di più il curriculum o l’allineamento politico?

«Un manager senza competenze sarebbe un danno per la collettività. Il curriculum è fondamentale. Arst è un’azienda da 130 milioni di ricavi all’anno, in utile da più di dieci».

I dipendenti cosa pensano di Arst?

«Attraverso loro arriveremo in tutte le case dei sardi. A dicembre l’Azienda ha sottoscritto coi sindacati un contratto integrativo costruito intorno al welfare. La soddisfazione dei dipendenti Arst trova riscontro nel premio Italy’s Best employers, assegnato ogni anno dal Corriere della sera: siamo 325° in Italia tra le 5mila aziende valutate, nella fascia oltre le 250 buste paga. Hanno fatto fede le interviste somministrate riservatamente ai contrattualizzati. Nel settore del trasporto, sempre per qualità delle condizioni di lavoro, siamo al 19° posto nazionale. L’altro riconoscimento di eccellenza ce l’ha conferito la Camera di commercio italo-germanica per un progetto di formazione che integrava istruzione e lavoro: come macchinisti e capitreno abbiamo assunto 38 studenti dell’Its Mosos, l’Istituto tecnico superiore per la mobilità sostenibile e il mare. Nel 2025 i dipendenti dell’Arst hanno fatto quasi 18.700 ore di formazione».

Eppure il 9 dicembre all’Arst c’è stato uno sciopero.

«Sì, indetto della sigla autonoma Orsa. Era stato programmato prima che venisse firmato l’integrativo. Ha aderito il 22% dei lavoratori».

Ad Arst cosa manca oggi?

«Mancano i soldi per sistemare e razionalizzare le infrastrutture legate al trasporto su gomma: mi riferisco ai depositi dei mezzi, ma soprattutto alle stazioni dove i passeggeri aspettano gli autobus. Spesso i bagni sono in condizioni drammatiche, parliamo di locali molto vecchi e inadeguati. Nei contratti di servizio tra Arst e Regione non sono previsti manutenzione e rinnovo di questi edifici».

Quanti soldi servono?

«Trenta milioni. Li abbiamo chiesti attraverso il Piano strategico consegnato a ottobre all’assessorato ai Trasporti. Nello stesso documento abbiamo previsto la raggiungibilità dei siti archeologici. Oggi da Cagliari, con i mezzi pubblici, si impiegano sei ore per arrivare a Barumini. Inaccettabile. È del tutto assente un collegamento con il pezzo di Santa Cristina, per citare un altro caso emblematico. Vogliamo anche attivare linee express tra gli aeroporti sardi».

Gli studenti hanno spesso problemi con le coincidenze.

«I Comuni ci stanno aiutando. Le scuole di uno stesso territorio devono uniformare gli orari di ingresso e uscita, diversamente diventa impossibile fissare orari che vadano bene a tutti gli studenti».

Metro di Cagliari: dove passerà in via Roma?

«È grosso problema: nella corsia centrale, al momento, non è previsto il transito promiscuo metro-pullman-autobus. Quando è stata decisa la riqualificazione, il nostro progetto esisteva già e prevedeva sul lato portici la circolazione del trasporto urbano, mentre l’extraurbano sul lato porto. Sarebbe bastato controllare le carte, c’erano i tracciati».

Presto la metro arriverà a Sestu?

«Il tempo medio di questi progetti è otto-dieci anni: ne sono passati cinque, ce ne vorranno almeno altri tre».

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