La storia

«Il kitesurf? Ho sbagliato io» 

Alberto Russo: l’avevo montato male, sono vivo per miracolo 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

INVIATO

Capoterra. «Quando mi sono svegliato dal coma, in Rianimazione all’ospedale Brotzu, i medici mi hanno raggelato: Lei è vivo per miracolo, a un certo punto pensavamo che non ce l’avrebbe fatta ». Alberto Russo, 65 anni, veterinario genovese, diventato sardo, anzi capoterrese, dal 1990 prima per questioni di lavoro poi anche per amore, dell’incidente con kitesurf avvenuto il 4 novembre del 2023 a Villasimius, ricorda niente ma porterà per sempre i segni sul suo corpo: «Ho subito tre importanti interventi chirurgici alla schiena, al ginocchio e al piede ma sono in attesa del più importante: le infezioni non sono mai guarite, non si è riformato il callo osseo, dovrò subire l’amputazione della gamba sinistra dal ginocchio in giù». Neanche un istante di commiserazione, subito un sorriso: «Così la finirò con queste stampelle, non ne posso più, sarò il primo veterinario con la gamba bionica in Sardegna e potrò riprendere a guidare».

Quel giorno?

«Era un bellissimo sabato quasi estivo, ho chiuso l’ambulatorio di Capoterra e mi sono precipitato a Villasimius. Sono arrivato a Campulongu alle 14,30, il vento era perfetto, 16 nodi, i miei amici erano già in acqua, avevo fretta di raggiungerli: mi è stata fatale».

Perché
«Perché la colpa dell’incidente con il kitesurf è solo mia, per la fretta ho montato male l’attrezzatura, si è formato un nodo vicino alla barra e il vento mi ha sparato verso l’alto, almeno venti metri, e verso l’interno della spiaggia. Senza controllo».

Cosa ha provato in quel momento?

«Niente, ho perso immediatamente i sensi ed è stato un bene. Quello che so, me l’hanno raccontato i miei amici presenti: in balia del vento e del kitesurf impazzito sono stato sparato in alto nel retro spiaggia, dove c’è la pineta, sbattuto più volte come un fantoccio contro una costruzione in legno, il ricovero per gli attrezzi dell’hotel Fiore di Maggio. Mi sono fratturato le vertebre, tibia e perone scomposti, il piede aperto in due».

La ripresa?

«Lunga, e non è ancora finita. È stato per me importante riprendere il lavoro: quando ero in ospedale e durante il primo periodo della riabilitazione, mia moglie è riuscita a manutenere l’ambulatorio aperto grazie all’aiuto di alcuni colleghi che mi hanno sostituto. Adesso ho ripreso a tempo praticamente pieno, interventi chirurgici compresi, anche se per i più importanti chiedo aiuto a un collega. E sono tornati tutti i vecchi clienti. Ecco, la solidarietà di amici, di molti amici, e di colleghi mi ha aiutato a superare il momento».

Da quanto praticava il kitesurf?

«Da ragazzo a Genova giocavo a pallone e andavo a sciare, in Sardegna ho fatto vela sui laser, poi il surf sino a quando a Maddalena spiaggia, una decina di anni fa, ho visto la tribù del kite. Ho preso lezioni, ho fatto tutto con coscienza, alternando la spiaggia alla palestra, agli allenamenti di kick boxing. Proprio la tempra probabilmente mi ha salvato: dopo l’incidente, in un letto d’ospedale, ho perso 35 chili, adesso sto recuperando».

Il kitesurf è uno sport pericoloso?

«Innanzitutto è uno sport bellissimo, a me ricordava proprio lo sci che praticavo da ragazzo per come si scivole tra le onde. E poi è uno sport estremo e come tale occorre seguire maniacalmente procedure e regole, conoscere tutte le operazioni da compiere in emergenza, controllare, controllare, ricontrollare tutti i passaggi. Io avevo avuto in passato qualche piccolo problema, quella volta ho sbagliato e non tornerò più come prima».

Neanche con la gamba bionica?

«Con quella vedrò se potrò tornare a sciare. Sul kite non credo, ho sfidato il destino una volta, farlo di nuovo non mi sembra proprio il caso».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi