Il conflitto

Trump: «Via i nostri soldati dall’Italia» 

«Non è stata d’aiuto in Iran». Nel mirino anche Germania e Spagna 

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La tensione internazionale cresce mentre si intrecciano due fronti: da un lato l’ipotesi di un’escalation tra Stati Uniti e Iran, che fa salire ai massimi il livello d’allerta in Israele, dall’altro lo scontro politico tra Donald Trump e gli alleati europei: sia l’Italia, sia la Germania. Il presidente Usa ieri ha parlato di un «probabile» ritiro delle truppe americane dall'Italia «perché non è stata per nulla d'aiuto» nella guerra contro l'Iran. Una mossa che potrebbe riguardare anche Germania e Spagna.

La tentazione della forza

Nel frattempo Trump, pur senza abbandonare formalmente la via diplomatica, sta preparando possibili opzioni militari contro Teheran. Alla Casa Bianca ha riunito i vertici delle forze armate per valutare diversi scenari: tra questi, attacchi “brevi e mirati” per sbloccare i negoziati sul nucleare, operazioni delle forze speciali per mettere in sicurezza le scorte di uranio arricchito e persino il controllo dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di petrolio. Un’operazione di questo tipo, tuttavia, richiederebbe il sostegno di una coalizione internazionale, che Washington sta già cercando di costruire con pressioni diplomatiche sugli alleati.

Il presidente americano continua a puntare anche su leve economiche, come il blocco dei porti iraniani per colpire l’export petrolifero, una strategia che però molti esperti giudicano meno immediata nei suoi effetti. Intanto Trump alimenta la tensione anche sul piano comunicativo: sui social parla di una “tempesta in arrivo”.

Israele in allerta

Dall’altra parte, la risposta iraniana è durissima. Teheran promette di difendere il proprio programma nucleare e missilistico come un “patrimonio nazionale” e accusa Stati Uniti e Israele di destabilizzare la regione. Secondo alcune fonti, anche Israele sarebbe in stato di allerta e pronto a intensificare le operazioni militari. Lo scambio di minacce arriva in un momento delicato, mentre si avvicina la scadenza per notificare al Congresso un’eventuale azione militare. L’amministrazione americana sostiene che, essendo in corso una fase di cessate il fuoco, non sia necessaria un’autorizzazione formale. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha difeso questa linea nonostante le forti critiche ricevute in Senato.

Rapporti ai minimi

In questo quadro già teso si inserisce lo scontro con la Germania. Le relazioni tra Trump e Merz, cordiali fino a poche settimane fa, si sono rapidamente deteriorate. In poche ore il presidente americano ha minacciato di ridurre la presenza militare statunitense in Germania (39mila soldati circa) e invitato il cancelliere a occuparsi dei problemi interni e dell’Ucraina invece che dell’Iran. Di recente Merz aveva accusato Washington di non avere una strategia chiara per uscire dal confronto con Teheran: parole che hanno irritato Trump e ora rischiano di avere conseguenze politiche rilevanti. Il cancelliere sul piano interno è sotto pressione, con un consenso in calo e una maggioranza parlamentare risicata, e ha reagito con prudenza, ribadendo la centralità della Nato e del partenariato transatlantico ma dichiarandosi pronto a ogni scenario.

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