Il conflitto

Trump: sfida navale a Hormuz Si allungano i tempi della guerra 

Via alcune sanzioni alla Russia? Kiev e Bruxelles contrarie 

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Mentre sul piano militare sembrano allungarsi oltre il previsto le prospettive della guerra con l’Iran, scoppiano polemiche per le mosse Trump. Da un lato c’è la frase colorita usata per incoraggiare le navi a forzare il blocco dello stretto di Hormuz: «Tirino fuori le palle», ha detto, ricevendo critiche dai democratici ma anche con qualche malumore fra i repubblicani. Dall’altra la decisione di alleggerire alcune sanzioni sul petrolio russo per stabilizzare i mercati energetici in una fase di forte incertezza, fa crescere la tensione tra Stati Uniti ed Europa: secondo Kiev e Bruxellessi rischierebbe di aumentare le entrate della Russia e la sua capacità di sostenere la guerra contro l’Ucraina.

Mari insicuri

Le capitali europee sono preoccupate che il conflitto con l’Iran destabilizzi ulteriormente le rotte energetiche globali, e diversi Paesi stanno valutando strategie diplomatiche e operative per garantire la sicurezza del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più cruciali per il commercio mondiale di petrolio e gas. Secondo indiscrezioni, alcuni governi europei avrebbero avviato contatti con Teheran per assicurare un passaggio sicuro alle navi commerciali. Tra i Paesi citati figurano Francia e Italia, anche se Roma ha ufficialmente smentito negoziati bilaterali diretti con l’Iran. Ma a Bruxelles l’idea di un dialogo con Teheran non è più considerata un tabù, soprattutto se finalizzata a limitare le conseguenze economiche della crisi. Alcune fonti europee preferirebbero un’iniziativa sotto l’egida delle Nazioni Unite, al momento poco praticabile.

Le tensioni Usa-Ue

Nel quadro entrano anche le ricadute sul contesto ucraino. Per i vertici europei un indebolimento delle restrizioni alla Russia da parte degli Usa rischia di rafforzare finanziariamente il Cremlino. La Ue conferma la validità delle proprie sanzioni e il tetto al prezzo del petrolio russo. Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito «sbagliata» la scelta della Casa Bianca. Se ne discuterà nel prossimo vertice dei leader europei. Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avviato un nuovo tour diplomatico tra Parigi e Madrid. Ungheria e Slovacchia continuano però a opporsi ad alcune misure di sostegno a Kiev, anche a causa delle dispute sull’oleodotto Druzhba.

La situazione militare

Nonostante il presidente Donald Trump continui a dichiarare che le capacità militari di Teheran sono state distrutte, gli Stati Uniti stanno rafforzando la loro presenza militare nella regione, con la nave d’assalto anfibia Uss Tripoli e circa cinquemila marines, e non si esclude il dispiegamento di ulteriori portaerei e unità anfibie. Il Comando centrale statunitense avrebbe richiesto anche forze speciali per eventuali operazioni terrestri. Trump ha assicurato ai leader del G7 che l’Iran sarebbe vicino alla resa, sostenendo che il regime è ormai disorganizzato e privo di una leadership stabile. Tuttavia, sul terreno la situazione appare più complessa. Gli attacchi iraniani nello Stretto di Hormuz continuano, il traffico marittimo rimane esposto a rischi e sale il conto delle vittime occidentali. Un aereo cisterna militare statunitense si è schiantato nell’Iraq occidentale: morti i sei militari a bordo. Frattanto, gruppi sciiti filo-iraniani hanno annunciato ricompense per ottenere informazioni sui movimenti delle truppe americane. Nella regione di Erbil è morto durante un attacco il maresciallo francese Arnaud Frion.

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