Finanza.

La corsa del greggio spaventa i mercati Accise, taglio lontano 

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Il caro petrolio scuote le borse e alimenta i timori per l’economia globale. Intanto in Italia salgono i prezzi dei carburanti e si accende il confronto sulle possibili contromisure del governo.

La guerra scatenata in Iran da Usa e Israele continua a dominare la scena sui mercati finanziari globali. A due settimane dal primo attacco l’Asia ha sofferto per l’ennesima volta, con Tokyo in rosso di oltre l’1%. L’Europa invece, che ha fallito un tentativo di rimbalzo, manda in fumo complessivamente 1.162 miliardi dall’inizio della guerra. Milano ha lasciato sul campo lo 0,31%, Londra lo 0,43%, Madrid lo 0,47%, Francoforte lo 0,6% e Parigi lo 0,91%. Le piazze europee navigano a vista, seguendo le fluttuazioni del greggio: sceso a metà seduta sulla scia dell’annuncio che gli Usa compreranno petrolio russo dalle navi già in transito, per invertire la rotta nel finale, è poi risalito a fine giornata. Il Wti ha chiuso con un balzo del 3,36%, a 98,95 dollari al barile, il Brent supera quota 100 dollari. Secondo una analista di Natixis Wealth Management anche in caso di conflitto breve la corsa del greggio avrà «un impatto negativo tangibile sulla crescita economica e sull’inflazione». Ma non è finita. Gli analisti di Goldman Sachs prevedono prezzi del greggio «sopra al picco del 2008, vicino ai 150 dollari al barile, qualora i flussi attraverso lo stretto di Hormuz rimanessero depressi fino a marzo».

Le accise

Nel frattempo perde quota l’ipotesi di un taglio sulle accise mentre il monitoraggio, che rimane strettissimo sui prezzi dei carburanti, viene esteso anche all’approvvigionamento di materie prime critiche. Anche se servirà ancora tempo per gli interventi a sostegno di famiglie e imprese sembra questa la strada intrapresa e sale così il pressing delle categorie verso il governo: le azioni dell’esecutivo – ha spiegato il ministro delle Imprese Adolfo Urso che ha riunito di nuovo la commissione allerta rapida del Mimit – saranno concentrate sul sostegno ai ceti meno abbienti e sul contrasto dell’impatto inflattivo dei costi dell’autotrasporto. Eventualità che inizia a vedersi sul carrello della spesa, soprattutto sull’ortofrutta siciliana. Anche i prezzi dei carburanti continuano a salire e, rispetto a fine febbraio, la benzina è più cara in media di 15,3 centesimi al litro e il diesel di 32,2 centesimi secondo i dati del ministero delle Imprese presentati durante il nuovo incontro della Commissione di allerta rapida al Mimit. Per per le associazioni di categoria, così come per i sindacati e per il movimento consumeristico, una insoddisfacente: a gran voce si richiede un intervento urgente del Governo.

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