Il conflitto

Libano, non si ferma lo sbarco della “Sassari” 

I Dimonios dovrebbero arrivare a 500 ma il piano per l’evacuazione è già pronto 

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È ancora in corso il trasferimento dei “Dimonios” in Libano per la quarta missione Unifil. Un esodo iniziato a febbraio con la partenza da Alghero della prima aliquota della Brigata Sassari: nei piani i sassarini dovrebbero arrivare a 500, su circa 1300 italiani e 2800 i caschi blu, tutti sotto la guida del generale Andrea Fraticelli, comandante della Brigata. Ma i combattimenti costringono a preparare nuove ipotesi e ad adeguare gli scenari.

Avamposto

A due settimane dallo scoppio della nuova guerra del Golfo l’Italia ha una nuova postura, più arretrata verso Ovest. Libano a nord e Gibuti a sud resteranno - almeno temporaneamente - gli ultimi avamposti dei contingenti di pace dell’Italia in quel quadrante asiatico. Nell’area coinvolta dalla crisi in Medioriente prima del conflitto c’erano 2.576 persone, ma ora lo scenario è completamente diverso e almeno 400 soldati vengono complessivamente riposizionati. Dal Kuwait sono stati spostati 239 militari verso l’Arabia Saudita: su 321 iniziali ne sono rimasti 82 e sul campo restano due nostri caccia F2000, di cui uno inefficiente da circa un mese. Entrambi sono stati colpiti da schegge durante i recenti attacchi. In Qatar sette soldati su dieci dell’operazione Orice hanno raggiunto l’Arabia Saudita mentre in Bahrein si trovavano i cinque della Combined task force Mar Rosso e sono stati tutti ritirati. Da Erbil, attaccata la notte dell’11 marzo, erano stati trasferiti già in 102 della missione Prima Parthica, di cui una quarantina in Giordania, mentre gli altri 141 saranno presto riportati in Italia. La missione ad Erbil, che è di addestramento, è dunque sospesa. Ma, con lo spazio aereo chiuso, si preannuncia un'operazione di terra complessa dal Kurdistan iracheno attraverso la Turchia.

La nave

Diverso è il mandato di Unifil, dove i 1.300 italiani a Shama, Al Mansouri e Naqura sono a ridosso della “blue line” in Libano, in una situazione ancora più critica. I militari devono contribuire al mantenimento della tregua nel Settore Ovest, al confine con Israele, vegliando sull’attuazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ratificata nel 2006 dopo il conflitto Israele-Hezobollah. Compiti di peacekeeping quindi, a opera dei reparti del Comando Brigata, il 152° Reggimento Fanteria Sassari, il Reggimento Logistica Sassari, il 5° Reggimento genio guastatori e il 45° Reparto Comando e Supporti Tattici Reggio. Un dispiegamento, subentrato alla Brigata alpina Taurinense, guida delle forze italiane nel sud del Libano, che sta continuando ad arrivare nel Medio Oriente. Sempre che l’escalation non costringa a un passo indietro. Per questo la Difesa italiana sta valutando la situazione: la nave è già in zona e l’eventuale piano di evacuazione sarebbe pronto a scattare, se necessario. Tutto dipende dalla verifica delle condizioni per il prosieguo della missione. A esprimersi dovrà essere il segretario generale dell’Onu, che per questo motivo è a Beirut.

Ha collaborato

Emanuele Floris

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