Referendum: il sì

Malan: «La legge Nordio tutela i cittadini dagli errori dei giudici» 

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Lucio Malan, presidente del gruppo di Fratelli d’Italia al Senato, perché votare sì?

«Per approvare una riforma della giustizia che si aspettava da decenni. Una riforma che è stata proposta molto simile anche da formazioni che ora sono per il no, dal Pd al Movimento 5 stelle. Vuol dire rendere autonomi e indipendenti i magistrati da ogni altro potere, e naturalmente da quello politico, come scritto – e come resterà scritto – nella Costituzione, ma anche dalle correnti politiche ed ideologizzate, vuol dire rendere il giudice terzo e indipendente dall’accusa e, con l’Alta Corte disciplinare, fare in modo che quando sbagliano, per grave negligenza o addirittura per dolo vengano puniti, cosa che ora non avviene quasi mai».

Sarà anche un voto sul Governo?

«Come ha detto Giorgia Meloni, chi pensa di votare no per liberarsi di questo Governo, ottiene due cose negative. Questo Governo resterà in carica fino all’ultimo giorno e la giustizia resterà quello che è, una giustizia che è molto difficile sostenere che non vada riformata. Tra l’altro ci sono molti esponenti che non sono di centrodestra che sono per il sì, solo che li vediamo poco in televisione».

Il tono dello scontro è alto: c’è il rischio di una frattura tra poteri dello Stato, di una delegittimazione della magistratura?

«Assolutamente no. Noi di Fratelli d’Italia abbiamo un grandissimo rispetto della magistratura, è noto che Giorgia Meloni abbia deciso di occuparsi di politica dopo l’assassinio del giudice Borsellino. Siamo sempre dalla parte di chi tutela i cittadini e vogliamo che i giudici siano davvero indipendenti. Lo scontro non è con la magistratura come potere dello Stato. Ci sono anche molti magistrati a favore della separazione delle carriere».

Il sorteggio per i due Csm è un metodo coerente?

«È il metodo che dà le maggiori garanzie di indipendenza dalle correnti e si sceglie da una lista di magistrati, non tra i passanti. Peraltro è già utilizzato, per esempio per i giudici popolari in Corte d’Assise che sono cittadini».

Non è un referendum troppo tecnico? Perché un cittadino dovrebbe occuparsi di riforma della giustizia?

«Perché la giustizia riguarda tutti e i giudici hanno in mano le nostre vite. Ieri, nell’incontro che si è tenuto a Milano, abbiamo sentito storie incredibili e i numeri sono allarmanti. Sono finite in carcere da innocenti 6485 persone e lo Stato ha pagato per i risarcimenti 270 milioni, che poi non risarciscono nulla, non restituiscono la vita e la reputazione. Si è parlato di una persona che è rimasta in carcere per 17 mesi in più perché il magistrato si è dimenticato di fare quello che doveva fare, e sono persone vere. In questo caso il Csm ha aperto un procedimento disciplinare ma si è concluso con una sanzione di piccola entità. Pensiamo al caso Tortora o, qua in Sardegna, al caso di Beniamino Zuncheddu. Può capitare al singolo cittadino o all’impresa in cui lavora che si sfascia e lascia le persone senza lavoro».

I pubblici ministeri finiranno sotto il controllo del Governo?

«Impossibile. La Costituzione è molto chiara e sotto questo profilo non cambia niente».

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