Università

«Einstein Telescope, una sfida da vincere» 

Inaugurazione dell’anno accademico, il rettore Mola: «Un’occasione di crescita per la Sardegna» 

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Un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, i suoni delle onde gravitazionali e i colori delle stelle nel cielo. Le nuove frontiere della ricerca e la rivoluzione astrofisica dell’Einstein Telescope. E ancora, i nuovi progetti accademici e un’offerta formativa sempre più ampia, internazionale e attenta alle esigenze del territorio. Questi i temi cardine dell’inaugurazione del 405esimo anno accademico dell’Università di Cagliari, che ha preso vita ieri nel teatro Carmen Melis.

La giornata

«La nostra Università guarda molto avanti, punta in alto e deve essere ambiziosa», lo ribadisce il rettore Francesco Mola ripercorrendo i progetti in cantiere per il nuovo anno accademico. In questo quadro si inserisce il rafforzamento dell’offerta formativa dell’ateneo, che nel nuovo anno accademico arriverà a 102 corsi di laurea, di cui 45 magistrali, affiancati da 20 dottorati di ricerca, master e scuole di specializzazione. «Il nostro obiettivo – ha sottolineato Mola – è costruire una filiera della formazione completa, che permetta agli studenti di formarsi e specializzarsi qui, contribuendo allo sviluppo della Sardegna». E guardando alla candidatura della Sardegna a ospitare l’Einstein Telescope, il rettore è fiducioso: «È un progetto che parla ai nostri giovani – ha spiegato – perché offre la prospettiva concreta di fare ricerca di altissimo livello senza dover lasciare l’isola». Il grande osservatorio europeo delle onde gravitazionali, per cui è stato candidato il sito di Sos Enattos, potrebbe trasformare la Sardegna in uno dei principali poli scientifici internazionali. «Non è solo una sfida scientifica – ha aggiunto Mola – ma anche una straordinaria occasione di crescita per il territorio e per il Paese».

La lectio magistralis

“Ascoltare l’universo , costruire il futuro”: questo il titolo scelto per accompagnare l’inaugurazione dell’anno accademico. Di fatto, protagonista indiscussa è stata la presentazione dell’astrofisica Marica Branchesi, docente al Gran Sasso Science Institute e tra le figure di riferimento della ricerca internazionale sulle onde gravitazionali e dell’astronomia multi-messaggera. «L’Einstein Telescope sarà uno strumento rivoluzionario – ha spiegato – ché ci permetterà di osservare onde gravitazionali provenienti dall’universo primordiale, ciò che finora è rimasto invisibile». Se realizzato in Sardegna, il grande osservatorio europeo porterebbe importanti ricadute scientifiche e tecnologiche: «Significherebbe attrarre scienziati da tutto il mondo e trasformare la Sardegna in uno dei centri globali dell’esplorazione dell’universo», continua Branchesi. La competizione internazionale resta però aperta. «I nostri principali concorrenti sono l’Olanda insieme al Belgio e alla Germania – ha spiegato –. Per questo dobbiamo dimostrarci uniti: scienziati, istituzioni e cittadini tutti. È un sogno che dobbiamo fare in modo diventi realtà». E riguardo le due possibili configurazioni dell’infrastruttura – quella a triangolo e quella “a due L” – «la speranza è di poter realizzare la configurazione a due L, scientificamente più accurata, insieme alla Sassonia». La Branchesi non ha dubbi: «Se la scelta sarà basata solo sulla scienza, non abbiamo rivali».

Sul palco

Sul palco, dopo l’Inno di Mameli eseguito dal coro del centro ricreativo d’ateneo, anche il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e la presidente della Regione Alessandra Todde. «L’Einstein Telescope rappresenta bene l’idea di università che vogliamo sostenere – ha sottolineato Todde –: un ateneo capace di affrontare le grandi sfide scientifiche del nostro tempo, attrarre talenti e creare nuove opportunità per i giovani».

Rivolgendosi agli studenti ha poi aggiunto: «Studiare in Sardegna significa spesso porsi una domanda: restare o partire. Il sapere che costruite qui non è solo un titolo di studio, ma uno sguardo sul mondo e la capacità di leggere la complessità».

Protagonisti della cerimonia anche due studenti. Balde Thierno Mamadou Saidou, in rappresentanza della comunità studentesca internazionale, ha raccontato il suo percorso dalla Guinea all’Italia: «Per me l’istruzione non è stata solo trasmissione di sapere, ma uno strumento di emancipazione». Arrivato senza conoscere l’italiano, ha ricostruito il proprio futuro attraverso lo studio: «Ogni parola imparata era una conquista». Dopo di lui, la dottoranda Silvia Cotza ha richiamato ancora una volta l’attenzione sulle prospettive scientifiche dell’Einstein Telescope, sottolineando le opportunità che il progetto potrebbe offrire alle nuove generazioni di ricercatori dell’Isola e il ruolo che la Sardegna potrebbe giocare nelle future esplorazioni dell’universo.

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