È il Donald Trump dei giorni migliori quello sbarcato a Evian-les-Bains, sulla riva francese del lago Lemano, ad un G7 che soltanto qualche settimana fa si temeva volesse boicottare. Gonfia il petto per «l’ottimo lavoro» fatto per raggiungere l’accordo con l’Iran e per Hormuz che «venerdì - assicura - sarà completamente riaperto». E dopo aver incassato la promessa di un contributo degli alleati per il ritorno della libera navigazione nello Stretto, Trump promette: «È l'ora di concentrarsi sull'Ucraina. Ieri abbiamo avuto un’ottima conversazione con Zelensky e Putin. Vedo la possibilità di fare qualcosa anche su quel fronte. Credo che entrambi siano aperti a una soluzione».
La Francia
Al fianco di Emmanuel Macron, che del ritrovato feeling con il presidente americano aveva fatto una priorità di questo suo ultimo grande appuntamento internazionale da inquilino dell’Eliseo, il tycoon è tornato ad elogiare il capo di Stato francese. Lo stesso che, appena qualche mese fa, aveva trattato con parole di disprezzo, ironizzando in modo poco elegante sulle abitudini della coppia presidenziale francese. «Emmanuel è un amico speciale per me», ha detto, abbiamo avuto un rapporto fantastico». «La priorità», ha detto Macron in un’intervista pre-vertice, «è riaprire lo Stretto di Hormuz. E senza pedaggi». Non solo, ma «la Francia e la Gran Bretagna sono pronte a prendere la testa di una missione nello Stretto di Hormuz, con il sostegno di Olanda e Italia». L’obiettivo è far sì che l’Europa riconquisti un ruolo chiave al fianco degli Stati Uniti, ma soprattutto farlo in un momento di pace e di ricostruzione delle relazioni internazionali dopo un conflitto armato. L’obiettivo degli europei è quello di «contribuire alla riapertura della via marittima di Hormuz una volta che l’accordo concluso fra gli Stati Uniti e l’Iran sia effettivamente applicato», ha ribadito Macron. «Non abbiamo bisogno di molto aiuto», ha detto Trump, «ma non penso che sarebbe una cattiva idea avere una o due navi di qualche Paese, il vostro Paese andrebbe benissimo per questo, perché non si sa mai».
L’Italia
Da parte del Governo italiano c’è il «forte apprezzamento» per i primi passi concreti verso la pace in Iran. E la consapevolezza, allo stesso tempo, che «c'è ancora molta strada da fare». Giorgia Meloni arriva ad Evian-les-Bains per partecipare al suo quarto G7 avendo già confermato che l’Italia è pronta a fare la sua parte per garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz. Prima di dare ai cacciamine della Marina, già nel Golfo, il via libera a partecipare alle operazioni di Hormuz, servirà però il «necessario» passaggio parlamentare, ha ribadito la presidente del Consiglio. Ma tempi e modi sono legati ai prossimi step che, negli auspici di tutti, porteranno a consolidare la tregua in Medio Oriente. Vuol dire che innanzitutto va definita «la cornice» entro cui muoversi. Emmanuel Macron ha già assicurato che una missione potrebbe partire in pochi giorni. Ma per Roma restano diverse le incognite da chiarire, dall’ombrello sotto il quale si muoverà questa nuova missione internazionale alla guida della stessa, per cui il presidente francese ha già indicato il suo Paese insieme alla Gran Bretagna.
La grande attesa
Ma il passaggio cruciale rimane la firma ufficiale della pace. Se la cautela rimane d'obbligo, si tratta comunque di «un’occasione che va colta», dice la premier con una nota in cui sottolinea che altrettanto necessario «la fine delle ostilità anche in Libano». Una posizione, questa, che Meloni ha espresso quando era ancora in Italia, a villa Pamphili, insieme alla sua omologa giapponese Sanae Takaichi. Le dichiarazioni congiunte sono l’occasione anche per ribadire la postura italiana nei confronti dell’Ucraina, che sarà oggetto di una apposita sessione del G7 questa mattina, alla presenza di Volodymyr Zelensky. Dopo avere ancora una volta definito «inaccettabile» l'aggressione russa all'Ucraina, da ultimo a uno dei «simboli millenari della cristianità», la Cattedrale della Dormizione, patrimonio Unesco, Meloni ha ribadito che serve «fermezza nel sostegno a Kiev». Un’unità che per la presidente del Consiglio deve essere «centrale» anche al G7, dove invece non si registra, almeno in partenza, un perfetto allineamento tra i partner.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
