Domenica il fuoco ha lambito le case, a Nuraminis ha minacciato persino una struttura per anziani protetta da un cordone di sicurezza di mezzi e uomini dei vigili del fuoco. Poi sono arrivati i Canadair da Roma Ciampino ma, protesta ora il sindaco Stefano Anni, «sicuramente se fossero stati di stanza in Sardegna l'incendio non avrebbe assunto quelle dimensioni e non sarebbe arrivato al centro abitato». Insomma, «sul piano dei soccorsi si poteva fare meglio».
I mezzi
Per la stagione anticendio 2026 la Regione ha diritto a tre aerei, tutti operativi nello scalo di Olbia. Uno lo è da ieri, due lo saranno da luglio. Polemica anche a Villaspeciosa, altro centro colpito dai roghi, dove il sindaco ha fatto presente che la fascia di protezione tagliafuoco di cinque metri non basta più: «È mio fermo intendimento sollecitare le autorità competenti affinché vengano riviste tali misure, valutando l'introduzione di divieti specifici per le colture a ridosso dei centri abitati», ha detto Gianluca Melis.
I pastori
Ma le vere scene di terrore si sono vissute a Nuraminis. Qua Luca Schiavon, 45 anni, per la seconda volta in quattro anni ha rischiato di perdere tutto, e per difendere quello che rappresenta il sostentamento della sua famiglia ha sfidato il rogo che domenica pomeriggio, a Nuraminis, ha percorso quasi indisturbato chilometri fino a minacciare il suo ovile. Il fuoco gli è arrivato a pochi metri dall’ovile e lui, con l’aiuto di qualche vicino di campo, ha combattuto contro le fiamme per salvare il suo gregge di 160 pecore e i mezzi e le attrezzature per lavorare la terra. «Abbiamo lottato contro le fiamme, spegnendole anche a mano con frasche e acqua, per impedire al fuoco di bruciare le mie pecore»: Luca Schiavon, sposato con tre figli, è stanco. Attorno al suo ovile, in località S’Acua Sassa, c’è ormai solo cenere. Uno scenario fotocopia di quello del 26 giugno 2022, quando un altro incendio aveva fatto terra bruciata attorno al suo ovile. «La paura, e il pericolo», riflette, «è stata tanta, ancora non riesco a capire come il fuoco, partito chilometri più a sud possa essere giunto fino al mio ovile. I soccorsi andavano gestiti meglio». Anche Luca Deiana, 55 anni, di Nuraminis, ha da raccontare un pomeriggio di grande rischio e spavento. «E dire che nei primi momenti del rogo ero ad aiutare a spegnere il fuoco nell’azienda di un amico, più a sud, a Monastir, mai avrei immaginato che lo stesso incendio arrivasse fino alla mia azienda, ai capannoni dove custodisco gli animali. Devo tutto al gran lavoro dei vigili del fuoco e dei lanci degli elicotteri e dei canadair che hanno salvato il mio bestiame».
Strisce tagliafuoco
Tornando alle strisce tagliafuoco, le attuali leggi impongono ai proprietari dei terreni di procedere con gli sfalci creando lungo i confini una fascia di protezione di tre metri, che diventano cinque se si tratta di un’area coltivata. Troppo poco, secondo il primo cittadino Gianluca Melis, che pubblica un video eloquente: le fiamme in un campo arrivano a ridosso delle case. «Il ripetersi di tali episodi, indipendentemente dalla natura dolosa o colposa, rende evidente che gli strumenti di sensibilizzazione utilizzati finora non sono più sufficienti. È giunto il momento di un cambio di passo», sostiene. La riflessione parte dalla considerazione del fatto che «l'attività agricola è un valore fondamentale per la nostra comunità e nessuno intende ostacolarla. Tuttavia, essa non può in alcun modo prevalere sul diritto prioritario dei cittadini di vivere in un ambiente sicuro. Non possiamo accettare che la tutela di un raccolto venga anteposta alla protezione delle persone e delle case».
Per questo Melis ha annunciato di aver deciso di sollecitare misure più stringenti, a tutela dell’incolumità pubblica.
(ha collaborato
Ignazio Pillosu)
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