Sanità

«Troppo lavoro, devo pensare anche ai miei figli» 

La dottoressa Laconi ai pazienti: grazie di tutto, magari ci rivedremo 

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Un saluto che ha tanto il sapore dell’addio. La dottoressa Alice Laconi lascia il suo posto di medico di base a Villanova Tulo. La trentunenne specialista di base nata a Isili e trapiantata a Nuragus ha scritto ai suoi pazienti: «Vado via perché ho bisogno di stare di più con i miei figli, in questo momento della mia vita sento di dover mettere in pausa la mia professione. Ora è così ma non sarà per sempre, il mio lavoro mi piace e mi ha sempre dato tante soddisfazioni».

La trafila

Una scelta difficile per lei che appena laureata a 25 anni ha cominciato a indossare il camice per fare proprio quello che amava, il medico di famiglia. Prima Seulo ed Esterzili e infine l’arrivo a Villanova Tulo nel settembre del 2021. Proprio in un periodo particolarmente difficile, vista la mancanza del medici di base in tanti paesi. Durante questo incarico Alice è diventata mamma, ma il senso di dovere l’ha riportata subito dietro la scrivania , dopo appena quattro mesi sia dalla nascita della sua bambina, sia per del secondo figlio.

L’impegno

«Tutti sono convinti», dice la giovane dottoressa, «che il lavoro si limiti alle ore dell’ambulatorio e invece è continuo, spesso in studio a casa o al telefono». Un carico di lavoro frutto della mancanza di un numero sufficiente di specialisti di base che possano dare risposte ai tanti assistiti: in molti comuni delle zone interne grava tutto su un solo medico.

«Siamo liberi professionisti», ha aggiunto la dottoressa Laconi, «come tali non possiamo usufruire del periodo di allattamento, del congedo per la malattia, non possiamo far altro che trovare un sostituto e retribuirlo e in zone come le nostre è difficile trovare chi posa prendere il nostro posto».

Secondo Alice Laconi, lavorare in questi territori è «sacrificante e totalizzante. Qui sei a tutti gli effetti un medico di famiglia, si crea davvero un rapporto intimo e di fiducia con i pazienti, le tutele economiche non sono sempre la soluzione, ne servirebbero altre». Quando in paese c’erano almeno due medici ci si aiutava a vicenda, l’assenza dell’uno era coperta dall’altro, oggi questa possibilità è diventata addirittura un lusso. «In città», ha aggiunto la giovane dottoressa, «i colleghi si coprono le spalle a vicenda, forse anche qui dovremmo imparare a fare più squadra anche se nei nostri territori i paesi sono lontani tra loro».

La lettera

Per informare la comunità della sua decisione Alice ha scritto una lettera con la coscienza di chi sa di creare un disagio in un momento storico in cui i medici sono un bene raro e prezioso. Prima di tutto ha ringraziato i suoi pazienti e l’amministrazione comunale e poi ha spiegato la sua decisione di dare priorità alle sue esigenze familiari, all’importanza della sua presenza in casa con i suoi bambini.

«È una decisione che crea scalpore», ha detto, «perché sono un medico di famiglia eppure ci sono tante donne libere professioniste e non che si trovano nella mia situazione e non sempre ci sono gli aiuti che servono».

In paese

Comprensione e vicinanza inattesa da parte dei pazienti e della stessa amministrazione guidata da Alberto Loddo. «Abbiamo parlato», ha detto il sindaco, «mi ha spiegato i motivi della sua decisione e non possiamo che ringraziarla per quanto fatto per la nostra comunità». Quello che succederà a Villanova Tulo dopo il 15 maggio, giorno in cui Alice Laconi lascerà il suo incarico, ha un nome e si chiama Ascot (Ambulatorio straordinario di comunità territoriale). Un servizio già attivo in altri paesi non senza i”ma” e i “se” del caso. A Sadali e Seulo, due comunità poco distanti, il servizio era attivo il primo aprile dalle 8 alle 13, 5 ore per due comunità e solo per un giorno. Parola d’ordine «vietato stare male». Così “funziona” la sanità nei piccoli paesi della Sardegna dell’interno.

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