Il conflitto

Carburante razionato, voli a rischio in Italia 

Meloni: meno energia per tutti se la situazione peggiora 

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Il timore è che sia solo la prima avvisaglia di una scarsità di carburante destinata a lasciare a terra molti aerei, anche e soprattutto in estate. La speranza è che si tratti di un episodio contingente, legato all'intenso traffico di Pasqua. Fatto sta che la comunicazione diffusa ieri dalla Air Bp Italia, uno dei principali fornitori di jet fuel, il kerosene per velivoli, ha fatto scattare l’allarme rosso. E Giorgia Meloni, in un video-sintesi sulla missione nel Golfo, ha avvertito: «Se la situazione dovesse peggiorare, si può arrivare a non avere tutta l'energia che è necessaria, anche in Italia». Vorrà dire razionamenti obbligati, in ogni settore. I fari, intanto, restano accesi sul diesel e benzina, con rincari diffusi malgrado il taglio delle accise prolungato dal Governo sino al 1° maggio.

La nota

Air Bp è considerato un pilastro logistico del traffico aereo nazionale. Il rischio di limitazione nei rifornimenti è stato lanciato su quattro scali scali, Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia, per via della guerra in Medio Oriente e per il blocco di Hormuz, lo Stretto dove transitano le petroliere in partenza dal Golfo. La società ha fatto sapere che la priorità nell’approvvigionamento verrà data ai voli ambulanza, a quelli di Stato e alle tratte con durata superiore alle tre ore. Per tutti gli altri collegamenti, la distribuzione sarà contingentata almeno fino al 9 aprile.

Le reazioni

Cerca di smorzare i timori immediati, il presidente dell'Enac. Pierluigi Di Palma. Le difficoltà «sono legate al periodo pasquale di traffico intenso, non al blocco di Hormuz». Ma se il conflitto «dovesse continuare – riconosce –, ci saranno conseguenze». Le parole della premier, in questo senso, non hanno regalato illusioni. Ma per il gruppo Save, che gestisce gli scali di Venezia, Treviso e Verona, le limitazioni di carburante «non sono significative». Il problema riguarda «un solo operatore e nei nostri scali ce ne sono altri che riforniscono la gran parte dei vettori». Situazione regolare, sul fronte delle scorte, negli aeroporti di Perugia e della Puglia. Tuttavia, dall'avvio del conflitto e man mano che le operazioni militari si prolungavano, gli effetti sul trasporto aereo si sono fatti sentire.

Le compagnie

Per Ryanair, «non ci sono carenze di carburante nel breve, ma la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori possono garantire carburante fino a maggio inoltrato». Insomma, «se la guerra dovesse concludersi presto, l'approvvigionamento non sarà interrotto. Se invece dovesse protrarsi oltre la fine del mese prossimo, non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei», avverte la low cost irlandese. Anche Lufthansa, secondo cui ci sono problemi in alcuni scali in Asia, tutto dipenderà (come ovvio) dai tempi del conflitto. L'Europa, secondo gli ultimi dati della Iata (l'associazione per il trasporto aereo), importa il 30% del fabbisogno di carburante per aerei e la chiusura di alcune raffinerie nel Continente in questi ultimi anni ha allargato il deficit. Le grandi compagnie, tuttavia, si stanno cautelando, tramite strumenti finanziari derivati, che proteggono dai rialzi eccessivi dei prezzi di carburante, ma non risolvono il problema della scarsità del prodotto.

Lo scenario

In gioco c'è la prossima stagione estiva. I prezzi dei biglietti potrebbero aumentare ancora e i voli rischiano cancellazioni o riprogrammazioni. Gli operatori consigliano di acquistare un'assicurazione, ma questo fa alzare ancora di più le spese per i consumatori. Per RimborsoAlVolo, società specializzata nell’assistenza ai passeggeri, «eventuali restrizioni dovute a carenza di carburante rientrerebbero nelle circostanze eccezionali non imputabili alle compagnie aeree, facendo venire meno il diritto al risarcimento fino a 600 euro, previsto dalla legge comunitaria in caso di cancellazione dei voli».

Prezzi alti

Sul fronte del traffico automobilistico, stando ai dati del ministero per l’Industria il prezzo medio della benzina in modalità self si aggirava ieri intorno a 1,777 euro, contro l'1,763 di venerdì; il gasolio, invece, è stato venduto in media a 2,130 euro al litro (contro i 2,096 del 3 aprile). La proroga del taglio delle accise costa 500 milioni di euro, presi dalla tassazione Ets (i certificati verdi che industrie e operatori pagano l’emissione di Co2) e dall'aumento dell'Iva. Sui carburanti è al 22%: più sale il prezzo, maggiori sono gli introiti per lo Stato. Il dicastero, in ogni caso, sta continuando con le verifiche anti-speculazione: sono 1.900 le stazioni di benzina controllate, 104 i denunciati dalla Guardia di finanza. Per l'Unc (Unione nazionale consumatori), «i 2,1 euro del diesel al litro sono stati ormai superati in tutta Italia». Per il Codacons, con questi prezzi dei carburanti «le famiglie per spostarsi a Pasqua stanno pagando 1,3 miliardi in più rispetto alle festività dello scorso anno». Quest’anno la benzina costa il 2,7% in più, mentre con il diesel i rincari raggiungono il 30,2%. In Italia, il 60% delle auto è alimentato con la “verde”, mentre il restante 40% ha motori diesel.

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