Il referendum

«Troppe falsità e bugie Ha prevalso la paura» 

Sul fronte del Sì politici e avvocati delusi: «Ora se ne riparlerà tra almeno vent’anni» 

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Non si aspettavano una batosta simile. E molti attribuiscono l’esito del referendum a una comunicazione – dalla parte opposta – piena di «falsità». Ma alla fine non possono che fare buon viso a cattiva sorte i sostenitori della riforma della Giustizia, e «prendere atto» – chi con eleganza, chi meno – del chiaro volere di molti, moltissimi italiani, 14,4 milioni circa.

La comunicazione

«Era un’occasione irripetibile per attuare la separazione delle carriere, se ne riparlerà forse tra qualche decennio», spiega il cagliaritano Aldo Luchi, del movimento avvocati per il sì. «E dire che ci sono proposte anche recenti da parte di quelle stesse persone che oggi gridavano all’attentato alla Costituzione. Secondo me il problema è fare una corretta informazione, spogliata dalle questioni ideologiche».

Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, sottolinea che «il voto sul no espresso dagli italiani è chiaro e inequivocabile, e ne prendiamo atto, non senza evidenziare che la campagna referendaria è stata contrassegnata da falsità e menzogne da parte di certa politica e di certa magistratura, che ne ha fatto uno strumento di lotta politica contro il governo Meloni, eludendo il contenuto. Noi continueremo comunque a lavorare per le riforme utili e necessarie per il Paese, anche sul versante della giustizia, nell’esclusivo interesse dei cittadini».

Per Ugo Cappellaci, deputato azzurro e presidente della commissione Affari sociali, «sì deve prendere atto con rispetto dell’esito del voto. Resta l’amarezza per una campagna segnata, troppo spesso, da false paure e rappresentazioni distorte di una riforma che mirava a rafforzare equilibrio e imparzialità della giustizia. È una occasione persa per il Paese, che avrebbe meritato un confronto più libero da forzature e più aderente al merito delle questioni».

«Vince la paura»

«È la democrazia, il popolo è sovrano sempre. Noi abbiamo coraggiosamente portato avanti quello che era un punto del nostro programma politico», commenta la senatrice di FdI Antonella Zedda. «Oggi ha vinto il timore, non ha vinto la Politica. Questa riforma era nel programma di quasi tutti i partiti dell'arco costituzionale, una certa parte politica ha strumentalizzato il referendum e ha portato la paura nella propria campagna elettorale. Ora sarà impensabile, per qualsiasi forza politica per almeno i prossimi 20 anni, immaginare che si possa fare una riforma in tema giustizia».

Il capogruppo di FdI a Palazzo Madama Lucio Malan, avverte: «Noi non abbiamo nulla da rimproverarci, abbiamo mantenuto un impegno con gli elettori. C'è stata una campagna pesante dove sono state attribuite cose che non esistevano».

La democrazia

Dice Nicolò Zalan, presidente del comitato Sì Riforma: «Le persone sono state molto coinvolte. Alcune battaglie sui diritti dei cittadini andranno riprese. Nessun rimpianto e nessuna critica al modo con cui abbiamo condotto la battaglia».

I Magistrati per il sì scrivono sui social: «Qualcosa di inatteso è successo: quasi il 59% degli italiani è andato a votare per un referendum. È un segnale che non si può ignorare: quando si parla di giustizia, la gente c'è. Il tema non sparirà. La separazione delle carriere tornerà, in un modo o nell'altro. Perché una giustizia davvero indipendente — dai poteri politici ma anche da se stessa — non è un lusso: è il fondamento di uno Stato di diritto. Noi continuiamo a crederci».

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