Il referendum

Cade la riforma della giustizia In Sardegna i No sfiorano il 60% 

Bocciata la proposta di cambiamento della Costituzione con il 53,7% dei voti 

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No alla separazione delle carriere tra Pm e giudici, no a due Csm e no a un’Alta Corte per giudicare i magistrati. Il 54% degli italiani andati a votare (quasi il 59% di affluenza) per il referendum costituzionale ha detto no a tutto questo, bocciando la riforma della giustizia del Governo Meloni approvata dal Consiglio dei ministri a maggio 2024 e in Parlamento, in via definitiva, a ottobre 2025. Era un referendum confermativo, non c’era bisogno del quorum, e in pochi si aspettavano una forbice di 8 punti tra il No e il Sì che ha ottenuto il 46%. Anche se, a spoglio ultimato, è stato chiaro che la contesa era tutta politica, mentre è rimasto sullo sfondo il cuore tecnico della riforma. Una contesa tra centrosinistra e centrodestra, tra i leader di Pd e M5S, Elly Schlein e Giuseppe Conte da una parte, e Giorgia Meloni dall’altra.

Le Regioni rosse, complice l’altissima affluenza, sono state fondamentali per il trionfo del No. Tra queste la Sardegna, dove il risultato definitivo dello scrutinio ha visto la schiacciante vittoria dei contrari sui favorevoli con il 59,4% (il Sì si è fermato al 40,5%). Tra i Comuni capoluogo, risultato bulgaro a Nuoro, città della presidente della Regione Alessandra Todde, esponente M5S: 69,39% per il No. Sempre in provincia di Nuoro, nel Comune di Lodine, appena 300 abitanti, hanno messo la croce sul No il 91,26% contro l’8,74% dei Sì.

I numeri nell’Isola

A Cagliari città i contrari hanno raggiunto quota 61,24%, mentre tra le province, se nel Cagliaritano il No arriva al 59,1%, il dato più basso è nella Gallura-Nord est dove supera di poco il 50%. E proprio in questa provincia, ad Arzachena, ha vinto il Sì con il 57,87%. Affermazione dei favorevoli, con il 60,49%, anche a Burcei (Cagliari). In provincia di Sassari il No ha la meglio con il 61,47% (63,70% a Sassari città), nell’Oristanese si attesta al 56,82% (57,67% a Oristano città), nel Sulcis Iglesiente vince con il 59,60%, in Ogliastra con il 59,88%, nel Medio Campidano con il 63,80%. La Sardegna fa parlare di sé anche perché l’unica sezione in Italia che non ha concluso lo spoglio (e ha inviato gli atti all’ufficio centrale) è quella delle scuole medie di via Monte Grappa a Sassari.

La governatrice aveva lanciato più volte il suo appello a votare contro la riforma voluta dal governo Meloni, ma soprattutto il Pd, in solitaria, si è reso protagonista di ben ottanta iniziative in questo mese di campagna elettorale. E i sardi hanno risposto, visto che l'Isola è tra le regioni, quasi tutte del sud Italia (Campania, Basilicata e Sicilia, che hanno superato il 60%), in cui la percentuale di contrari è risultata più alta.

Le dichiarazioni

«La riforma era dannosa e sbagliata. Ora la Meloni e il governo devono riflettere, ascoltare il Paese e le vere priorità. C'è già una maggioranza alternativa al Governo», il commento a caldo della segretaria del Pd Elly Schlein. Il presidente pentastellato Giuseppe Conte ha parlato di un «segnale politico». È andato oltre, insomma: «Interpreteremo questa nuova primavera del Paese. È un avviso di sfratto alla premier». E ha lanciato le primarie, «ma aperte e non sulla base di personalismi». Di fronte a loro, il muro della presidente del Consiglio: «Rispettiamo la decisione, peccato, un’occasione persa, ma andiamo avanti».

Il contesto

Fin dentro ai seggi sono arrivate le polemiche legate alla cronaca di questi giorni, in una consultazione arrivata nel mezzo del conflitto in Iran. E di una crisi energetica che ha fatto impennare i prezzi di bollette e carburante.

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