Federica Pinna, Aou Cagliari

«Troppe emergenze, poche cure nel tempo 

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«Tra i 2.300 utenti in carico alla Psichiatria dell’AOU di Cagliari, le psicosi rappresentano una quota relativamente contenuta rispetto ad altre diagnosi. Nella popolazione generale sono stimate intorno all’1%, fino al 2-3% se si considera l’intero spettro delle psicosi. A fronte di questa apparente minoranza, sono tra le condizioni che assorbono la quota più elevata di risorse assistenziali, arrivando a rappresentare oltre il 40% delle prestazioni territoriali e una quota rilevante dei ricoveri», annota Federica Pinna, direttrice della Struttura complessa di Psichiatria dell’AOU di Cagliari all’ospedale San Giovanni di Dio.

«L’uso crescente di sostanze stupefacenti», prosegue la dottoressa, « contribuisce a portare all’attenzione dei Servizi quadri di psicosi sempre più precoci, gravi e complessi. Anche i comportamenti violenti, spesso attribuiti alla psicosi, risultano frequentemente associati a questa combinazione. A questo si aggiunge il peso dello stigma: la rappresentazione della persona con psicosi come pericolosa favorisce l’isolamento e ostacola l’accesso alle cure e ai servizi. In questo scenario, le famiglie sono il principale punto di riferimento nella gestione quotidiana della malattia con un carico in molti casi insostenibile».

«Uno dei nodi più critici», evidenzia Pinna, «riguarda la costruzione di percorsi terapeutici stabili nel tempo, a causa, talvolta, della scarsa consapevolezza di malattia. Ne deriva un’instabilità che richiede interventi ripetuti da parte dei servizi, anche contro la volontà del paziente, laddove indicato. Tra l’adesione volontaria alle cure e l’intervento coercitivo esiste un vuoto significativo: mancano strumenti in grado di sostenere nel tempo il paziente, favorendo una reale partecipazione ai percorsi di cura».

«I servizi di salute mentale», riporta la specialista, «con risorse sempre più limitate e con gravi carenze di personale, si trovano oggi a gestire un’utenza estremamente eterogenea, essendo diventati il punto di riferimento per problematiche che eccedono il perimetro strettamente sanitario, includendo dimensioni sociali, educative e legali. Questo scenario complica la gestione delle patologie mentali più gravi, come le psicosi, e rischia di limitare le cure a interventi emergenziali lasciando scoperta la dimensione più importante ed efficace: quella della cura nel tempo, fondata sulla continuità, sull’integrazione degli interventi e sulla partecipazione attiva del paziente».

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