Porto Canale.

Traffico di rifiuti ferrosi, inchiesta della Dda tra Sardegna e Turchia 

L’ipotesi: profitti illeciti per 25 milioni, nel mirino 14 aziende, 34 gli indagati 

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Carcasse, vecchi elettrodomestici e rifiuti ferrosi di ogni genere derivati da demolizioni che sarebbero stati raccolti in tutta l’Isola e poi ammassati nelle banchine del Porto Canale, senza essere smistati e divisi per per categoria o tipologia, finendo poi tutti assieme nelle stive di alcune grosse navi cargo per finire smaltiti illecitamente in alcune acciaierie della Turchia. È un presunto traffico illecito di rifiuti dal valore di oltre 25 milioni di euro quello scoperto dagli investigatori della Sezione Operativa del Nucleo Speciale di Intervento del Comando Generale delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari. Anziché trattare i rifiuti ferrosi per poi smaltirli o rivenderli, secondo l’ipotesi del pm Daniele Caria, tonnellate di materiale indifferenziato sarebbero state trasferite e vendute all’estero ottenendo così un doppio profitto illecito.

Gli indagati

Complessivamente sono 34 le persone iscritte nel registro degli indagati, assieme a 14 società che operano in tutta la Sardegna. Si tratta di Tonio Fenu (71 anni, di Carbonia), Antonello Dessì (33, di Oristano), Stefano Casu (58, di Oristano), Roberto Floris (62, di Quartu), Antonio Deplano (60, di Cagliari), Andrea Cavallo (64, di Genova), Roberta Ardau (61, di Iglesias), Gaetano Bartoli (41, di Villaspeciosa), Gavino Busia (48, di Sassari), Raffaele Busia (48, di Sassari), Danilo Canu (44, di Nuoro), Elisa Canu (40, di Oristano), Salvatore Canu (73, di Oliena), Enrico Caroli (63, di Monserrato), Francesco Congiu (70 di Capoterra), Alessia Federica Foterni (53 di Cagliari), Michele Monni (51, di Gonnesa), Bruno Benvenuto Montalbetti (53, di Cairate), Giuseppe Murru (51, di Quartu), Giuseppe Pillai (65 di Villasor), Martina Pillai (35, di Cagliari), Giancesare Pintus (54 di Uta), Riccardo Ledda (42, di Domusnovas), Andrea Pusceddu (44, di Sestu), Stefano Olla (48, di Monstir), Angelo Vaccaro (34, di Sardara). Con loro risultano indagati anche Stefano e Virginia Risaliti (67 e 39 anni, di Chiavari), Marco Castagna (61, di Genova), Alessandro Garibotto (36, di Chiavari), Serena Scarlini (42, di Genova), Mauro Belforti (48, di La Spezia), Elio Moretti (54, di Sirmione) e Matteo Mosto (54, di Levagna). Nel mirino degli investigatori della Dda (competente sui traffici illeciti di rifiuti) sono finite le società Giu.mar ispection di Santa GIusta, Impresa portuale di Cagliari, Tms Trasformazione Metallurgica sarda di Cagliari, Glb Rottami di Villaspeciosa, Eurodemolizioni e raccolta ecologica di Nuoro, Caroli Metal Ecologi di Elmas, Demolizioni Congiu di Capoterra, West Recycling di Uta, Ecologica Metalmare di Gonnesa, Metalla di San Sperate, cooperativa Ecoricicla di Gonnesa, Ecosilam di Sestu, Bartoli di Decimomannu e Risaliti di Chiavari.

Inchiesta chiusa

Tra il 2022 e il 2023 sono state monitorate una cinquantina di navi e le varie attività compiute nel Porto Canale. Gli investigatori hanno notato pale meccaniche e gru che caricavano i materiali ferrosi senza essere trattati né essere divisi per tipologia. Alla fine, però, le contestazioni sono scattate solo per i carichi di alcune navi. Due i gruppi di società individuati dalla Dda che avrebbero realizzato il presunto traffico internazionale rifiuti: in un caso, dal marzo 2022 all’aprile 2023, sarebbero stati gestite abusivamente 34.146 tonnellate di rifiuti ferrosi, che avrebbero realizzato un ingiusto profitto di 11.327.391 euro derivati dall’inosservanza delle regole che impongono sia il divieto di mescolare i rifiuti che l’obbligo di tracciarli. Nel secondo caso, dal febbraio 2022 all’aprile 2023, sarebbero state trasportate 34.719 tonnellate di scarti ferrosi indifferenziati venduti per 14.016.171 euro, oltre al risparmio derivante dalla violazione delle norme. In queste ore gli indagati stanno ricevendo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

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