Verso il referendum

Mattarella va al Csm: rispetto per i magistrati Meloni: sentenze assurde 

Il governo risarcirà Sea Watch La premier sui social: vergognoso 

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Sergio Mattarella va al Csm per chiedere solennemente che le altre istituzioni rispettino le toghe. Una risposta indiretta ma fortissima alle polemiche sul referendum e in particolare alle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul sistema «paramafioso» della magistratura associata. Poche ore dopo Giorgia Meloni attacca a testa bassa sui social il tribunale di Palermo, che ha disposto un risarcimento da 90mila euro dal governo italiano alla Ong tedesca Sea Watch per i danni patrimoniali subiti dalla nave Sea Watch 3, sottoposta a fermo amministrativo dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019.

Settanta secondi

Come capo dello Stato Mattarella è di diritto anche presidente del Csm, ma la sua apparizione di ieri è stata eccezionale. «Non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni», è stata la sua premessa davanti al plenum. Poi settanta secondi e 199 parole per mettere in chiaro due principi: il Csm è un organo costituzionale e le altre istituzioni devono portargli rispetto; ora si abbassino i toni della campagna referendaria affinché, qualunque sia il risultato, poi non si debbano raccogliere macerie. Una sortita preparata, eppure tenuta gelosamente riservata tanto che non ne era stata informata neanche la premier. «Mi hanno indotto a questa decisione – scandisce il presidente - la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione».

Il caso Rackete

Poco più tardi il commento di Meloni, che nei giorni scorsi aveva già stigmatizzato duramente la sentenza che condannava il Viminale a risarcire con 700 euro un migrante algerino trasferito nel Cpr in Albania. Stavolta il conto è ben più salato. L’episodio è quello dell’allora comandante Carola Rackete che forzò il blocco navale di Lampedusa, speronando una motovedetta della Finanza durante le manovre, per far sbarcare sull’isola 42 migranti, salvati in zona Sar libica. In un video la premier parla di una decisione «che lascia letteralmente senza parole». La notizia «vergognosa» del risarcimento all’algerino «sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi. Ma il compito dei magistrati - attacca, subito seguita dalla raffica di dichiarazioni dei Fratelli d’Italia - è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge? L’altra domanda che mi faccio è: qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde? Che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?«. Ma, assicura, «noi siamo particolarmente ostinati e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e le leggi dello Stato italiano e faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini».

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