Le osservazioni del Comune di Arzachena sui parchi offshore

«Costa Smeralda deturpata dalle pale» 

Nei progetti dati errati e non si tiene conto delle aree marine già esistenti lungo la costa 

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«Non deturpate la Costa Smeralda, non deturpate la Gallura, la bellezza del paesaggio è tutto per noi. È stato verificato che gli aerogeneratori sono perfettamente percepibili nonostante i chilometri di distanza. La visibilità la si può riscontrare anche al livello del mare, dalla spiaggia di Capriccioli così come dalla spiaggia di Romazzino, per citarne due. È dunque lecito supporre che il grado di interferenza del parco eolico sull’orizzonte sarà di fatto assai più impattante di quanto simulato»: Arzachena combatte la battaglia, che non può permettersi di perdere, contro i parchi eolici offshore Poseidon, Zefiro Vento e Nurax.

La battaglia

Il sindaco Roberto Ragnedda, oltre a sostenere una pesantissimo contenzioso legale davanti a Tar per bloccare diversi impianti fotovoltaici, ha firmato una raffica di osservazioni con l’obiettivo dichiarato di ostacolare in tutti i modi il provvedimento (V.I.A.) che darebbe il via libera, in particolare, al parco eolico offshore nel Mar Tirreno nord occidentale “Poseidon” proposto dalla Società Poseidon Wind Energy srl (72 aerogeneratori a 40 chilometri dalla costa) e al parco Nurax Wind Power (33 aerogeneratori a 20 chilometri dal litorale gallurese) nel Tirreno nord orientale. L’iniziativa di Ragnedda riguarda soprattutto Poseidon e Nurax perché sono le centrali eoliche offshore il cui iter autorizzativo si trova all’ultima fase, quella del rilascio del Provvedimento Unico in materia Ambientale. Leggendo gli atti indirizzati alla Regione e al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica si percepisce la drammaticità della situazione. Arzachena e l’intera Gallura, stando al tenore delle osservazioni, stanno combattendo una battaglia per la loro sopravvivenza economica, sociale e la loro stessa identità. Una guerra che, in caso di sconfitta, avrà ripercussioni pesantissime e irreversibili comportando «l’annullamento di tutti gli investimenti e di tutti i sacrifici dedicati alla salvaguardia ambientale alla bellezza incontaminata del territori». In sostanza, dicono gli atti firmati da Ragnedda, in gioco c’è la stessa sopravvivenza delle comunità locali, per come sono cresciute e si sono sviluppate.

Appello drammatico

Arzachena si sta muovendo per salvare la Costa Smeralda, secondo i risultati delle simulazioni e delle valutazioni tecniche commissionate dal Comune devono essere messi in radicale discussioni i dati contenuti negli studi preparatori delle società promotrici dei progetti. È uno degli argomenti con i quali l’amministrazione arzachenese conta di scardinare le istanze dei colossi delle energie alternative. Il Comune sostiene che «l’intero versante orientale del territorio costiero comunale sarà materialmente invaso dalla presenza di pale eoliche». Le torri (altezza massima fino a 300 metri) avranno «nel rispetto delle prescrizioni espresse dall’Enac, al fine di garantire un’adeguata segnalazione diurna, pale verniciate con 3 bande bianche e rosse di 6 metri l’una di larghezza, in modo da impegnare solo gli ultimi 18 metri delle pale stesse». Le osservazioni contestano l’attendibilità del progetto: «A supporto della scarsa rilevanza di tali valutazioni nell’elaborazione della soluzione progettuale si pone all’attenzione che dei 32 punti di scatto scelti per simulare l’impatto visivo dell’intervento solo cinque» interesserebbero «la costa arzachenese». In altre parole la simulazione presentata per il rilascio del Provvedimento Unico in materia Ambientale non considera adeguatamente l’impatto visivo sulla Costa Smeralda. Le osservazioni denunciano la visibilità delle torri «dalla spiaggia di Capriccioli così come dalla spiaggia di Romazzino». Denunciano anche di minimizzare l’impatto visivo e un «agguato» al mare della Sardegna.

Ambiente e vita in gioco

La posta in gioco è altissima, si parla della conservazione delle «infinite vedute di mare e scorci di paesaggi incontaminati di inenarrabile bellezza che hanno sempre attirato e che attirano milioni di turisti ogni anno». A rischio non c’è solo l’orizzonte azzurro della Gallura, ma anche l’ecosistema marino, a causa dell’interramento dei cavidotti. Un altro argomento forte è l’incompatibilità insanabile con le norme (dello Stato) che hanno classificato il mare gallurese come «Riserva della Biosfera, con l’istituzione dei limitrofi Parco dell’Arcipelago de La Maddalena e dell’Area Marina Protetta di Tavolara».

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