Un via vai di giovani, sogni nel cassetto, paure e aspettative anima i piazzali della Cittadella universitaria per le tre giornate dell’Orientamento dell’Ateneo di Cagliari. Ieri arrivavano soprattutto dalle scuole superiori del capoluogo, ma tra oggi e domani saranno migliaia gli studenti provenienti da tutta l’Isola, con un unico obiettivo: conoscere da vicino l’offerta formativa dell’Università cagliaritana e, magari, tornare a casa con le idee più chiare sul proprio futuro.
«Cosa vuoi fare da grande?» È una domanda che si sentono rivolgere da sempre, ma per chi è ormai alla fine del percorso scolastico il momento di dare una risposta si avvicina davvero. C’è chi lo sa fin da bambino, chi vuole seguire le orme dei genitori, chi è pronto a cambiare completamente strada passando da un istituto umanistico a una facoltà scientifica. E c’è anche chi è certo di non voler intraprendere il percorso universitario ed è qui solo per curiosità.
I progetti
«Ho sempre saputo di voler continuare gli studi nel mondo della moda – racconta Edoardo Melis, liceale di Guspini –. In Sardegna l’unica scelta sarebbe lo Ied, il sogno di studiare a Londra o a Milano resta irraggiungibile: è sempre una questione di costi». Nella piazza centrale si riconoscono subito: borsa in tela azzurra con il logo dell’Università e dépliant tra le mani. «Sono arrivata con le idee chiare – spiega Clara Fara, da Sassari –: Odontoiatria o Psicologia». Un po’ spaesata tra le tante aule e i laboratori della Cittadella, Maria Belen Vacca è invece sicura della scelta opposta: «Non continuerò gli studi dopo il diploma. Vorrei aprire un centro estetico tutto mio. Un tempo pensavo alla moda e all’arte, poi ho capito che non era la mia strada». Per Gabriele Fiori, invece, il tempo ha portato solo conferme: «Sono sicuro, sceglierò Ingegneria. L’unica incognita resta l’indirizzo, ma credo opterò per Meccanica». E poi c’è chi, proprio a ridosso della decisione, si concede il lusso di cambiare idea: «Fino a poco tempo fa ero convinta di scegliere tra Giurisprudenza e Scienze politiche – confida Alice Zucca –. Oggi ho seguito anche la presentazione di Psicologia e di altre facoltà umanistiche e mi hanno davvero colpita».
Camminano in gruppo, quasi a farsi coraggio davanti alla paura di sbagliare. Si immaginano medici, ingegneri, magistrati, ma anche finanzieri o militari. Tra gli stand informativi allestiti dall’Ateneo non mancano, infatti, le rappresentanze delle forze dell’ordine e i desk dedicati ai servizi per chi si affaccia per la prima volta al mondo universitario.
Le paure
Non solo ambizioni e progetti: tra i giardini e i laboratori della Cittadella affiorano anche i dubbi di una generazione chiamata a scegliere presto il proprio domani.
«Non vedo l’ora di arrivare all’università – dice entusiasta Giovanni Flore, dal Convitto Vittorio Emanuele II di Cagliari –. A spaventarmi, però, è il timore di non riuscire a stare al passo e di perdermi». Ognuno ha i suoi tempi, è chiaro, ma il fatidico “fuori corso” è uno spettro che nessuno si augura. «A me spaventa l’idea di fare la scelta sbagliata – ammette Edoardo –. Siamo giovani, è il tempo di sbagliare e cambiare strada, lo so, ma l’idea di restare indietro mi fa paura». Ma c’è anche chi, invece, sceglie di vivere questo passaggio con curiosità ed entusiasmo, come Eleonora Pitzalis, dell’area metropolitana di Cagliari: «In realtà non sono spaventata dal salto nel vuoto, anzi sono molto motivata. Non vedo l’ora di entrare in quello che sarà il mondo dell’università». E come lei Clara Fara: «Cerchiamo di viverci al meglio questi ultimi mesi di superiori e poi vedremo. Sono emozionata all’idea di aprire un nuovo capitolo della mia vita».
Il diploma
Ma prima di guardare al futuro c’è un appuntamento che incombe su tutti: l’esame di maturità. C’è chi lo vive con serenità perché ha già lo sguardo puntato all’università e chi, invece, ammette di perdere il sonno pensando alle prove e al giudizio dei commissari. Le giornate di orientamento servono anche a questo: spostare l’attenzione oltre l’ostacolo immediato e iniziare a immaginare il dopo. «Per molti le presentazioni di oggi saranno un seme che germoglierà solo dopo l’esame, quando si concederanno il tempo di rifletterci a fondo – racconta Marta Floris, docente dell’Istituto Buonarroti-Volta di Guspini –. Per altri, invece, una conferma di un desiderio già chiaro da tempo».
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