Per generazioni di sardi, il Primo maggio aveva un copione fisso: sfilata di Sant’Efisio poi tappa alla Fiera campionaria. Non soltanto un’esposizione commerciale, ma una grande festa popolare capace di richiamare famiglie da tutta l’Isola – e non solo – e trasformare il quartiere fieristico in una città nella città.
Nata nel secondo dopoguerra, la Campionaria è cresciuta insieme all’Isola, diventando una vetrina delle produzioni sarde e delle novità che arrivavano dal resto d’Italia e dal mondo. Tra gli stand si incontravano artigiani, commercianti e aziende, si scoprivano prodotti e tecnologie rivoluzionarie, si saliva sulle giostre o semplicemente si passeggiava tra i padiglioni.
Il binomio tra Sant’Efisio e la Fiera ha resistito per settant’anni. L’ultima Campionaria classica si è svolta nel 2016, con l’edizione numero 68: 150mila visitatori in quattro giorni ma una crisi ormai profonda e irreversibile. Nei due anni successivi, Sardegna in Fiera e Sardegna Expo Mediterraneo hanno tentato di raccoglierne l’eredità, senza riuscire a rilanciare la manifestazione. Dietro il declino, un modello espositivo diventato troppo costoso e meno attrattivo, con perdite superiori al milione di euro l’anno. Da allora, i cancelli sono rimasti chiusi alla grande festa popolare in attesa di nuova vita.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
