Serie C.

Tore Pinna esalta la Torres e striglia Sassari: «Chi fa 16 punti su 18 in casa merita lo stadio pieno» 

Pinna con la divisa della Torres (foto concessa da Salvatore Pinna)
Pinna con la divisa della Torres (foto concessa da Salvatore Pinna)
Pinna con la divisa della Torres (foto concessa da Salvatore Pinna)

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«Questo gruppo mi ricorda quello della mia vecchia Torres appena tornata in C1, con Chechi, Panetto, Udassi e gli altri. Ci davano sempre per morti e invece davamo battaglia a chiunque».

Recordman della Torres per presenze (347), idolo dei tifosi per il suo attaccamento alla maglia rossoblù, Tore Pinna è rimasto nella Torres come preparatore dei portieri e vive dal di dentro una stagione tanto tormentata dagli infortuni quanto esaltata da una squadra capace di issarsi sino al quinto posto nonostante assenze che per quantità (sino a 8 giocatori) e qualità (Mastinu, Scotto e Di Stefano) avrebbero steso qualunque altra formazione.«Vedere gente che lotta così per la maglia è bellissimo, noi sassaresi siamo riusciti a trasferire il senso di appartenenza e la voglia di fare bene nonostante le mille e mille difficoltà», dice Pinna. «Questo è un gruppo di persone per bene, ragazzi intelligenti, l'infortunio di Peppe Mastinu poteva essere la mazzata finale, non so quanti gol dovevamo prendere a Pescara e invece i ragazzi hanno lottato e gli hanno dedicato il risultato».

Cosa l'ha colpita del gruppo?

«Sono ragazzi che ci tengono davvero alla maglia. Arrivano un'ora prima al campo, lavorano magari in palestra e poi si allenano, sono capaci di soffrire e dare tutto. Gli allenamenti sono sempre tirati».

E il tecnico Greco?

«Ha grossi meriti, così come lo staff. Il carattere della squadra è anche quello dell'allenatore, che dice sempre: se dobbiamo perdere è solo perché gli altri sono stati più bravi e cattivi di noi».

Come la pensa il presidente Udassi?

«Con Stefano parlo tutti i giorni, lo chiamo presidente ma siamo fratelli di campo, abbiamo fatto duemila lotte insieme. Abbiamo convenuto che questa squadra ci rispecchia come carattere, sembra di essere tornati indietro nel tempo».

Il pareggio di Pescara è stato un mezzo miracolo, concorda?

«Domenica di grandi in panchina c'erano solo Liviero e Scaringi, gli altri erano “tutti miei figli” come età. Sono ragazzi che stanno crescendo e spero possano ricoprire un ruolo importante nella Torres».

Per il portiere Zaccagno gli straordinari sono la regola, qual è il segreto?

«Ha migliorato tantissimo. È un portiere completo, gioca alto, sta a 15 metri dalla difesa, imposta dal basso e sta imparando quando giocare la palla e quando non farlo, e quando fare le uscite fuori dall'area. Le uscite col corpo sull'attaccante delle ultime gare? Le avevamo preparate in allenamento. Ha ancora da lavorare ma sono contento per come si sta impegnando. Lavoriamo molto sui particolari. Ad esempio Pierpaolo Garau cura il piede destro e io il sinistro, prepariamo le partite anche in base alle caratteristiche degli attaccanti avversari».

Siete quinti, la Torres è ora più ambiziosa?

«Abbiamo 19 punti, ne mancano 21 a quota 40 per essere salvi, poi vediamo che succede. Certo mi sarebbe piaciuto vedere la squadra al completo, speriamo di recuperare presto gli altri a parte Sorrentino e Mastinu che hanno infortuni più lunghi».

Una Torres dal grande cuore, ma lo stadio è mezzo vuoto. Perché?

«Non me lo spiego, una squadra che gioca come questa e fa 16 punti su 18 in casa si merita di avere più tifosi. Sappiamo di non essere i primi della classe, ma come cattiveria, cuore e determinazione non siamo secondi a nessuno».

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