Il rischio è che l’Agenzia dell’Onu «cancelli il valore universale riconosciuto alla nostra storia»

Comitati dell’Isola in rivolta: «Basta, il limite è superato» 

Allarme di Giuseppa Tanda, referente dell’Unesco in Sardegna: «Grosso errore, la Regione fermi tutti i progetti in autotutela» 

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Per il senso della battaglia che si sono dati in questi anni, ai Comitati sardi anti-speculazione fa malissimo nuova norma con cui il Parlamento ha ipotecato sull’altare della «finta transizione energetica» anche le zone cuscinetto dei siti Unesco. Lì non sono più vietati pale e pannelli, malgrado nella Convenzione dell’agenzia Onu lo spirito della fascia di protezione equivalga proprio a una blindatura aggiuntiva, adesso cancellata.

La preoccupazione

La prima a parlare in Sardegna è Giuseppa Tanda, la professoressa in pensione di Preistoria e Protostoria (insegnava l’Università di Cagliari). È stata lei, da presidente del Cesim, il Centro studi di identità e memoria, a guidare il riconoscimento di diciotto domus de janas come patrimonio dell’umanità, secondo un percorso arrivato nel 2025 e di cui è responsabile tecnico-scientifica. Sono mesi che Tanda solleva l’allarme sulla pericolosa vicinanza di parchi eolici e fotovoltaici ai beni storici e archeologici dell’Isola. Il Cesim ha approntato un meccanismo di valutazione che, sulla base delle richieste di connessione presentate a Terna, misura l’impatto di pale e pannelli sulle tombe funerario di età prenuragica. «Questa nuova norma – dice la professoressa – è una bruttissima notizia, un grosso errore».

La proposta

Il pensiero di Tanda corre subito alle due lettere che il Cesim, a fine estate, ha inviato alla Regione e al ministero dell’Ambiente, proprio per riportare gli esiti di quella misurazione. È risultato che nel 67% dei casi è stata superata «la soglia di allerta sistemica». Cioè la garanzia di tutela. «Lunedì – spiega la professoressa – ci riceve la presidente Todde, sperando di avere un riscontro sul nostro studio. E soprattutto l’accoglimento della nostra richiesta di ritirare in autotutela tutte le autorizzazioni rilasciate sinora». Perché il rischio, in presenza di pale e pannelli, è che «l’Unesco cancelli i riconoscimenti».

Battaglia collettiva

Una posizione, questa di Tanda, sostenuta dal Comitato Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia. «Confidiamo che la Regione difenda i beni Unesco e non si renda complice dello scempio su ciò che rende preziosa la nostra Isola», dice l’archeologo Lorenzo Scano. Segue l’appello: «Intervengano le associazioni, non ultima “Sardegna verso l'Unesco”, per non vanificare la preziosa fatica del Cesim che tanto ci ha arricchito. Non reputiamo casuale che la nuova norma votata dal Parlamento giunga dopo l'apertura di indagini riguardante appunto la violazione delle buffer zone, in seguito a nostre segnalazioni». È di settembre l’esposto firmato dagli attivisti di Bardiania che hanno censito, una per una, le pale “sospette”. Quelle troppo vicine ai beni Unesco. «Non permettiamo il saccheggio della Sardegna e del suo patrimonio monumentale, unico al mondo».

Le posizioni

Dal Presidio permanente del Popolo sardo lo chiamano «emendamento della vergogna, quello che consente di violare anche le buffer zone dei siti Unesco – dice il portavoce Davide Fadda –. Questo provvedimento è scritto con l’odio e il disprezzo per la Sardegna, per la sua storia, per la sua civiltà millenaria. Questo è il vero e unico volto della transizione: una immensa devastazione della nostra terra, per avvilirla, schiacciarla e trasformarla in ciabatta energetica in favore delle multinazionali speculative». Giancarlo Ballisai parla a nome del Presidio di Nuraxi Figus. La frazione è quella di Gonnesa, «altro territorio martoriato dall’assalto delle rinnovabili – dice –. Nel nostro Comune pure la reggia nuragica di Seruci è minacciata dalla speculazione energetica. Ma considerando Portoscuso e Carbonia sono cinque i progetti che rischiano di devastare anche tombe dei giganti e menhir, la memoria del nostro passato». La rivolta è partita. Anzi, in Sardegna non si è mai fermata.

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