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Sul palco le foto dei bimbi uccisi 

La mossa del presidente iraniano Pezeshkian, la delegazione Usa esce 

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NEW YORK. L'Iran «è vittima di terrorismo» e non si piegherà «ai bulli» che non rispettano il diritto internazionale. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian replica a Donald Trump dal palco dell'Onu. A sostegno delle sue accuse mostra al mondo le foto dei bimbi uccisi a scuola sotto le bombe americane. «Non avevano commesso alcun crimine», ha detto secco. Davanti alle immagini la delegazione americana, composta da un unico membro, ha lasciato l'aula.

«Ci difenderemo»

«Non siamo mai stati un aggressore, non abbiamo mai scatenato una guerra» ma ci «difenderemo», ha spiegato Pezeshkian all'Assemblea Generale prima di chiamare in causa il presidente americano. «Non chineremo mai la testa né ci piegheremo. Trump e coloro che tentano di intimidirci devono capire che siamo pronti al dialogo e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza», ha spiegato rispondendo al commander-in-chief che, dallo stesso palco nel tempio della diplomazia, ha minacciato di voler «annientare» l'Iran.

Le parole di Trump erano state però seguite poco dopo da un incontro fra le due delegazioni, durante il quale il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha illustrato agli inviati americani le condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ovvero la revoca del blocco navale Usa, lo sblocco in tempi rapidi di tutti i beni iraniani congelati e la «fine della guerra su tutti i fronti della resistenza».

«È stato un incontro positivo, ma non c'è stata nessuna svolta», ha riferito Marco Rubio, avvertendo allo stesso tempo anche gli Houthi dello Yemen: «Trump ha molte opzioni» riguardo ai loro attacchi contro l'Arabia Saudita, ha osservato il segretario di Stato dopo che i ribelli hanno avvertito che un intervento americano nello stretto di Bab el Mandeb sarebbe considerato una «linea rossa».

Le tensioni nel crocevia sono aumentate nelle ultime settimane, minacciando i flussi di petrolio già sotto pressione per il braccio di ferro fra Stati Uniti e Iran a Hormuz. «Non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso» allo Stretto e «ne traggano vantaggio, utilizzandolo per aggredirci, per minare la nostra sicurezza e per impedirci l'accesso alle nostre stesse vie d'acqua», ha avvertito il presidente iraniano.

Lo scoglio

Hormuz si sta rivelando il nodo più difficile da sciogliere fra Washington e Teheran, insieme a quello sul nucleare. Trump ripete da mesi che l'obiettivo della sua guerra in Iran, ormai al settimo mese, è non far ottenere l'arma atomica al paese. «Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari, ma nessuna limitazione allo sviluppo di nuove tecnologie nucleari pacifiche», gli ha risposto dall'Onu il presidente iraniano notando come «le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani di Israele, ma gli ispettori chiedono di venire in Iran. Israele uccide ma l'Iran è soggetto a sanzioni». Denunciando i «doppi standard» esistenti, Pezeshkian ha quindi chiarito che l'Iran «non vuole un trattamento privilegiato ma paritario».

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