«Più di cent’anni fa una giostra arrivò a Decimomannu e da qui cominciò la storia della mia famiglia». C’è un filo invisibile, tenace e luminoso che attraversa i secoli e lega indissolubilmente la Sardegna alla Francia. E venerdì 18 settembre, alla vigilia dei giorni più attesi della storica sagra di Santa Greca, quel filo si è materializzato sotto una pioggia di luci e melodie nel cuore di Decimomannu, trasformando una piazza in un teatro di meraviglia. Protagonista assoluta è “La Belle Époque”, il nuovo, maestoso carosello a due piani della famiglia Duville.
Storia antica
Una storia che affonda le radici alla fine dell’Ottocento quando il trisavolo Pol Duville, con una giostra trainata da un asinello e un organetto incorporato, sbarcò in un’isola che avrebbe cambiato per sempre il suo destino. «Tutto è iniziato quando il mio trisavolo partì da Parigi», racconta Rossella Duville Moino, erede della quinta generazione dei giostrai: «Girava tutta l’Italia, ma quando approdò in Sardegna la sua prima tappa fu proprio Decimomannu durante la festa settembrina di Santa Greca. S’innamorò di questa terra vergine, vi pose radici e con la sua giostra ebbe un grande successo».
Da allora, il sacro e il profano a Decimomannu si sono nutriti a vicenda. Intorno al santuario, tra i carri dei viandanti giunti da ogni angolo dell’Isola per onorare la santa martire, quel primo carosello ha scritto pagine di una memoria collettiva tramandata oralmente per generazioni. Oggi, a distanza di più di un secolo, quella magia rinasce grazie a Rossella, 37enne capace di coniugare l’infaticabile tradizione dello spettacolo viaggiante con i linguaggi digitali e l’impegno civico.
La giostra capolavoro
La Belle Époque non è una giostra qualunque. Realizzata dalla Park Rides di Bergantino - eccellenza italiana nella costruzione di caroselli classici -, è un gigante di bellezza ed eleganza: 11 metri di diametro, 10 metri d’altezza alla cupola e due piani che accolgono ben 40 soggetti. Al suo interno prendono vita cavalli di tre diverse dimensioni dotati di movimenti oscillanti e dondolanti, affiancati da carrozze e mongolfiere girevoli, animali esotici e persino un unicorno rosa. Ogni singolo cavallo è un pezzo unico, modellato prima in espanso e poi in vetroresina, rifinito e dipinto rigorosamente a mano con pennellate artigianali che donano un’anima irripetibile a ogni dettaglio. Ma ciò che rende il carosello un autentico monumento al senso di appartenenza sono i dettagli scelti per omaggiare la comunità ospite.
Il tributo alla santa
Nella cornice superiore della giostra spiccano due elementi che profumano di casa: la raffigurazione della facciata del santuario e quella di Santa Greca. Un tributo profondamente sentito: «Vorrei fare il percorso contrario rispetto al mio trisavolo: partire da Decimomannu e portare La Belle Époque in tante città. Chissà, magari un giorno vederla in una grande piazza di una capitale europea. Sarebbe una storia bellissima». L’inaugurazione, concisa con il giorno di nascita di Pol, è stata un trionfo di affetto collettivo. Il momento più toccante è arrivato quando nonna Mariella ha tagliato il nastro inaugurale, stringendo in un abbraccio ideale generazioni passate e future. Un’emozione condivisa anche dalla sindaca Monica Cadeddu: «Chi investe, lavora e crea economia nel nostro paese è una ricchezza per tutta la comunità. E questo valore va riconosciuto, al di là delle appartenenze politiche».
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