L’iniziativa

«Da Programma US una spinta alle imprese che vogliono crescere» 

Puricelli (Sda Bocconi): nell’Isola  tante aziende con identità forti  

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A ottobre si torna in aula. Ma la seconda stagione di Programma US, il progetto di alta formazione del Gruppo L’Unione Sarda dedicato a imprenditori e manager, riparte soprattutto dai risultati lasciati dalla prima. Strategie cambiate, organizzazioni aziendali più strutturate, nuovi prodotti e, in qualche caso, anche fatturato e redditività in crescita.

A raccontare cosa è successo nelle imprese che hanno partecipato al primo ciclo è Marina Puricelli, docente della Sda Bocconi e direttrice della Scuola d’Impresa di Programma US.

Professoressa, che idea si è fatta del tessuto produttivo sardo?

«Il mio osservatorio è quello dei partecipanti alla prima edizione del corso, quindi parliamo di una trentina di realtà. Rispetto alle piccole e medie imprese familiari che incontro nel Nord Italia, vedo innanzitutto un’identità fortissima. Ci sono radici familiari ancora molto sentite e imprenditori prevalentemente di prima o seconda generazione».

C’è qualche altra differenza?

«Queste imprese non sono ancora “finanziarizzate”, non hanno ceduto ai fondi o al private equity. Gli imprenditori vogliono mantenere il controllo e continuano a fare impresa. Sono nuovi alchimisti, nel senso che dal nulla producono qualcosa. Non fanno semplicemente soldi con i soldi. E questo è estremamente positivo, perché il vero ruolo dell’imprenditore è realizzare cose laddove non ci sono».

Qual è invece il principale limite che ha riscontrato?

«L’altra faccia della medaglia è proprio la voglia di controllo, che rischia di tradursi in una scarsa propensione alla delega, in un eccesso di controllo quotidiano e in un potere ancora fortemente accentrato nelle mani e nella testa di una sola persona. Sul tema della delega si può migliorare, anche se mi sembra che ci siano segnali positivi».

Quali sono i cambiamenti concreti che ha riscontrato nelle aziende iscritte a Programma US?

«Di recente ho fatto un tour in Sardegna e sono andata a incontrare alcuni dei partecipanti. Posso citare tre casi in settori completamente diversi: un ristoratore dell’Oristanese, una grande catena della distribuzione nel bricolage e nella casa e un’impresa alimentare. Sono realtà molto diverse che mi hanno raccontato cambiamenti che loro stessi legano al corso».

Partiamo dal ristoratore. Cosa è cambiato?

«È molto giovane. Aveva la possibilità di aprire un secondo locale, ma ha deciso invece di concentrarsi sempre di più su ciò che stava già facendo e di farlo meglio. Ha ampliato il primo locale e creato uno spazio verde. Con questa focalizzazione ha raggiunto il miglior risultato di fatturato e Ebitda (il margine operativo lordo, ndr) di tutta la storia della sua attività».

Il secondo caso riguarda invece un’azienda molto più strutturata.

«È una realtà della distribuzione con diversi punti vendita nel settore del bricolage. La famiglia ha deciso di mettere in pratica alcuni insegnamenti del corso e di avviare un percorso di sviluppo organizzativo. È un gruppo con ambizioni di crescita e per accompagnarla hanno scelto di lavorare sui collaboratori, valorizzandoli, dando loro competenze e sviluppando una prima linea di management. Stanno passando dal modello familiare dell’uomo solo al comando a un modello più manageriale».

E il terzo esempio?

«È un’azienda alimentare che opera nel settore ittico. Dopo il corso, tra i molti cambiamenti implementati, ha scelto di fare una innovazione in un settore apparentemente maturo, dando vita a una nuova linea di prodotto precotto e pronto per il consumo. Si rivolge così a una clientela che non cerca soltanto alta qualità, ma anche un servizio».

Tre aziende e tre strategie differenti. Quanto è difficile trasferire nella gestione quotidiana quello che si impara in aula?

«La responsabilità è anzitutto di noi docenti. In un percorso come questo non si può fare teoria fine a se stessa. Bisogna dare strumenti immediatamente spendibili dagli imprenditori. Non hanno tempo da perdere e hanno bisogno di soluzioni concrete. Il programma dura otto giornate e tenere un imprenditore seduto dietro un banco per otto ore richiede la capacità di offrirgli spunti immediatamente praticabili».

A ottobre parte la seconda edizione. Come sarà strutturata?

«Ci aspettiamo ancora una trentina di persone. E ci sarà anche un corso Advanced, un percorso più avanzato per chi vuole proseguire questo cammino».

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