Tortolì.

Sul fondale l’ombra del Luigino 

Il motopesca individuato a 100 metri dal punto di affondamento 

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INVIATO

Arbatax. A quattordici giorni dal tragico naufragio gli uomini della Guardia Costiera cercano un relitto e due cadaveri. A cento metri dalla costa di Santa Maria Navarrese il fondale precipita all’improvviso verso il blu profondo. Le informazioni a disposizione si limitano alle coordinate del punto in cui il peschereccio è affondato fornite dallo Zeus, la barca di Maurizio Morlè, fratello di Antonino. Con lui a bordo c’era Enrico Piras, 63 anni, amico di sempre. È stato trascinato chissà dove. Oltre il turchese, dentro il nero. Ieri in tarda serata, cento metri a sud del punto di affondamento, il Side scan sonar ha individuato una sagoma. Potrebbe essere il Luigino, la barca affondata. Più che un’ipotesi, più di una speranza.

Piccolo robot

In queste acque, per la conformazione della costa, le correnti sono fortissime. Il Rov, drone teleguidato in uso al quarto nucleo sommozzatori, pesa venti chili. È un fuscello manovrato con un joy stick in balia dei marosi. Perfino quando in superficie il mare è calmo. Un punto in superficie, tutto intorno il mare. Si procede indagando un raggio di ottanta-cento metri, alla ricerca di una barca in legno lunga dieci. Ultimata la scansione ci si sposta su un altro raggio di curvatura. Trovato il relitto dovranno entrare in azione i palombari della Marina per recuperare le salme.

Ieri mattina ha operato una squadra di cinque sommozzatori con la motovedetta Sar in appoggio. Un lavoro certosino, di pazienza infinita. Pregando che il mare resti come negli ultimi giorni liscio come l’olio. Perché nei giorni di burrasca tutti sanno quanto sia pericoloso. Perfino Nemo 139, l’elicottero della Guardia Costiera, abilitato alla ricerca notturna, il giorno del naufragio si è dovuto arrendere, i venti di discesa intorno a Capo Montesantu creano mulinelli simili a piccoli tornado. Quel giorno sull’acqua c’erano onde alte sette metri e raffiche di vento a cento orari. «Non sarebbe certo bastato un giubbotto salvagente per i due poveri marinai», dicono i soccorritori.

Bolla di tempo

Il protocollo è rigido. Dopo due giorni si cerca un cadavere. Il prolungato maltempo ha rinviato di una settimana l’inizio delle operazioni. Da allora Arbatax è sospesa in una bolla di incredula attesa. Tutto sembra scorrere normale. Sui pescherecci in banchina si lavora alle reti, in attesa di riprendere il mare. Come se tutto fosse fermo e il destino debba ancora compiersi. Come se Enrico e Antonio fossero solo usciti per mare, oltre l’orizzonte.

Gli uomini al comando del comandante di Circomare Mattia Caniglia non perderanno una sola ora utile per portare a terra la notizia che nessuno vuole sentire. «Comunità si è nei momenti felici ma soprattutto in quelli tristi. Siamo e ci siamo sentiti una famiglia. E nessuno dei familiari sarà lasciato solo». Parola di Irene Murru, assessore ai Servizi sociali del Comune di Tortolì.

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