Doveva arrivare la fuga e così è stato. Sul traguardo della 13ª tappa del Tour de France, a Belfort, è lo svizzero Mauro Schmid a esultare al termine di uno sprint a due col colombiano Harold Tejada e a trasformare gli incubi di un anno intero nella promessa di sonni sereni: l'anno scorso, a Tolosa, si era trovato nella stessa situazione con Jonas Abrahamsen, ma il norvegese gli aveva scippato la vittoria in una di quelle occasioni che pensi possano capitare solo una volta nella vita. L'ha cercata, invece, l'elvetico, e stavolta nemmeno qualche crampo lo ha fermato. Tra gli attaccanti, però, a poter essere molto felice del risultato c'è anche Tom Pidcock che, oltre a vincere il premio di supercombattivo di giornata e a vincere la volata per il terzo posto, guadagna sette minuti e mezzo sul gruppo principale e risale la classifica generale: era decimo al mattino, va a dormire da quarto, tra Evenepoel e Ayuso, alla vigilia di un weekend che metterà subito a dura prova la posizione raggiunta, mentre Tadej Pogacar ci arriva da leader incontrastato e anche riposato.
È una fuga fiume quella che si forma dopo un po' di chilometri: cinquantasette corridori, animati da intenzione diverse, tra successo di tappa e punti per la maglia verde con Jasper Philipsen che rosicchia qualche punto a Mads Pedersen. Adesso la parola ai big della classifica.
Oggi, nella Mulhouse-Le Markstein di 155,3 km e quasi 4000 metri di dislivello, ancora Vosgi: quattro gpm con Grand Ballon, Col du Page, di nuovo Ballon d'Alsace e ultima ascesa al Col du Haag a pochi chilometri dall'arrivo di Le Markstein Fellering.
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