La crisi.

Nuovi raid su ponti e ferrovie, a Teheran emergenza elettricità Ritorna il rischio di escalation 

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Teheran. Stati Uniti e Iran alzano il livello dello scontro mettendo nel mirino rispettivamente le infrastrutture della Repubblica Islamica e le basi americane in Medio Oriente, allontanando sempre di più la speranza di una soluzione diplomatica.

Teheran ha accusato le forze di Donald Trump di aver colpito un aeroporto, una stazione ferroviaria e due ponti, con un bilancio di almeno otto morti e 20 feriti, secondo i media statali. Il regime ha denunciato inoltre raid sulle infrastrutture elettriche nel sud del Paese, a seguito dei quali ha invitato la popolazione a ridurre i consumi e a spegnere i condizionatori nonostante il caldo estremo.

In risposta, la Repubblica islamica ha rivendicato di aver colpito basi, aerei e radar statunitensi in Kuwait, Qatar, Bahrein, Giordania e Oman, con i pasdaran che hanno avvertito che proseguiranno i loro attacchi «finché non sarà ripristinata la calma lungo la costa meridionale e nello Stretto di Hormuz».

Le notizie dei raid statunitensi su diversi ponti iraniani, lo scalo aeroportuale di Iranshahr, uno snodo ferroviario e una torre di telecomunicazioni a Bandar Abbas e la distruzione di una torre di controllo marittima nella città portuale di Chabahar suggeriscono un'espansione della campagna militare che il presidente Donald Trump aveva minacciato. Un'eventualità alla quale Teheran aveva risposto promettendo rappresaglia, che si è nuovamente abbattuta sui Paesi della regione con maggiore intensità: in Kuwait, le autorità hanno denunciato che un attacco iraniano ha danneggiato una centrale elettrica e di desalinizzazione dell'acqua, mentre diversi soldati sono rimasti feriti quando droni di Teheran hanno preso di mira alcune delle basi e campi militari nel Paese.

In Qatar, i pasdaran hanno rivendicato di aver preso di mira sistemi radar e aerei militari statunitensi nella base aerea di Al-Udeid, con Doha che ha riferito di aver intercettato attacchi missilistici e un bambino è rimasto ferito dai detriti. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno anche affermato di aver attaccato due siti radar statunitensi in Oman e la base militare di Al-Tanf in Siria, ma una fonte militare di Damasco ha negato che ci sia stato un simile raid. Teheran ha poi rivendicato di aver colpito aerei militari Usa in Giordania. In Bahrein, i media del regime hanno riferito di raid contro elicotteri e velivoli statunitensi in una base aerea.

Quello delle ultime ore segna lo scambio di attacchi più intenso dalla ripresa delle ostilità per il crollo del cessate il fuoco e del memorandum firmato a giugno. Secondo il ministero della Salute iraniano, almeno 38 persone sono state uccise e oltre 400 ferite da quando sono ripresi i combattimenti. E accanto alla scia di sangue, si fa sentire la crisi per il blocco dello Stretto di Hormuz. Gli iraniani continuano a rivendicare il controllo del braccio di mare dove le navi passano col contagocce, e gli Usa impongono il loro blocco: secondo il Centcom, i marines hanno abbordato un'imbarcazione carica di carburante iraniano, la M/T Wen Yao, per un'ispezione di verifica. E acca nto a Hormuz, preoccupa la minaccia che il conflitto si allarghi al Mar Rosso.

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