svolta a Londra

«Sono pronto, cambierò il Regno Unito» 

Andy Burnham, ex sindaco di Manchester, sarà il nuovo premier 

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Londra. L'attesa è finita. Andy Burnham ha spodestato Keir Starmer e si prepara a governare il Regno Unito promettendo l'avvento di una qualche epifania ispirata al decentramento e a una maggiore giustizia sociale, dopo «40 anni» di ricette neoliberali più o meno fotocopia pagate in primis «dalla working class».

Il passaggio

A incoronare il 56enne “re del Nord”, ex sindaco di Manchester, come nuovo leader del Partito laburista, è stata un’assise speciale riunita a Londra per decretare quanto si sapeva già: la sua designazione plebiscitaria da parte del gruppo parlamentare di maggioranza e dei sindacati affiliati. Senza rivali e senza la necessità di un voto fra gli iscritti.

Lunedì scatterà il passaggio di consegne automatico col 63enne sir Keir anche sullo scranno di primo ministro. E i proclami di svolta dovranno misurarsi con la prova dei fatti, con i condizionamenti delle élite, con i limiti imposti dalle regole fiscali, dai timori delle reazioni dei mercati, dalle compatibilità di bilancio. Il rito dell'acclamazione si è comunque consumato, apparentemente, in un clima di ritrovata speranza in casa Labour.

Da lunedì - data del cambio della guardia formale a Downing Street con l'impopolare Starmer, suggellato dall'imprimatur di re Carlo III in veste di capo dello Stato e dalla nomina immediata dei ministri più importanti - sarà operativa pure la promessa succursale di Manchester di Number 10: destinata a tracciare le coordinate d'una strategia politica, economica e sociale meno schiacciata su Londra e più attenta agli altri territori. A partire dall'Inghilterra settentrionale profonda, sua roccaforte di provenienza.

Il messaggio

Esaurita la pratica dell’onore delle armi al predecessore giubilato, ringraziato pure dalla vice leader Lucy Powell e dalla ministra dell'Interno uscente Shabana Mahmood, entrambe indicate come figure chiave della prossima compagine, Andy è passato a intonare il messaggio di “cambiamento”. Assicurando di voler dare «tutto se stesso per aggiustare le grandi cose che la politica ha finora trascurato». Per poi rilanciare gli slogan su un miglioramento delle condizioni di vita «in tutti i distretti postali» dell'isola o sulla «reindustrializzazione».

E rimarcare la necessità di un superamento dei dogmi «di 40 anni» di neoliberismo d'impronta thatcheriana (in qualche modo assorbiti pure da quei governi del New Labour blairiano in cui egli stesso militò agli esordi): anni nei quali «il potere politico è stato centralizzato e quello economico privatizzato» fin nei servizi essenziali, e rispetto alla cui eredità va esplorata «una strada nuova». Mentre resta il vulnus di una designazione priva di mandato popolare, a cui si somma il rinvio di qualsiasi scrutinio in Parlamento - in pausa estiva dalla prossima settimana - fino a settembre Indiscutibilmente capace di trasmettere più calore di Starmer, Andy ha tuttavia raccolto se non altro le ovazioni dei presenti, mescolando prospettive di discontinuità nella proposta di un partito in crisi di consensi ed ecumenismo unitario.

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