Porte chiuse da lunedì, feretri in coda nel crematorio, salme dirottate verso Olbia e Sassari e spese che lievitano per le famiglie. Sono queste le conseguenze dello stop del forno crematorio del cimitero di San Michele, causato da un «guasto allo scambiatore di calore». Un problema che si ripresenta a distanza di tre anni e che riaccende i riflettori sulla necessità, più volte annunciata, del secondo impianto.
«L’impianto di Cagliari si dovrà fermare a causa di un guasto tecnico – spiega Michele Marinello, presidente di Altair Funeral, società appaltatrice del servizio dal 2019 –. I feretri attualmente in stallo verranno cremati entro la giornata di oggi; successivamente analizzeremo a fondo la situazione per individuare le possibili soluzioni».
La denuncia
Erano 37 le salme in attesa di cremazione nella giornata di ieri. Per chi invece è venuto a mancare nel capoluogo o nell’area vasta del sud Sardegna dopo lunedì, l’unica alternativa resta il trasferimento nei forni crematori di Sassari o Olbia. «A Cagliari la situazione era critica già prima di quest’ultimo fermo – denuncia Mariano Ligas, dell’agenzia funebre Don Bosco di piazza Giovanni XXIII». Il forno di San Michele è l’unico nel Sud Sardegna e assorbe almeno il 70% delle cremazioni dell’intera Isola.
«Quando le celle frigorifere di Altair sono sature, il Comune è costretto a ospitare le salme nell’unica sala refrigerata a disposizione», continua Ligas. Le conseguenze sono pesanti: «In alcuni periodi i feretri sono numerosissimi. La precedenza viene data ai residenti e ai defunti cagliaritani; solo dopo seguono i non residenti deceduti a Cagliari e, infine, le salme né residenti né decedute nel capoluogo».
Le spese
Secondo Ligas, l’insufficienza delle sale refrigerate rappresenta «una situazione assurda», che costringe le famiglie a sostenere costi aggiuntivi: «Si arriva a pagare 50 euro al giorno per la sosta in sala refrigerata o, nei casi peggiori, a dover riportare il feretro a casa per mancanza di spazio».
A questo si aggiungono le spese di trasporto: «Non è giusto che, in condizioni come quelle attuali, le famiglie debbano pagare, oltre ai circa 700 euro della cremazione, altri 300 euro o più per il trasferimento a Olbia o Sassari».
La nuova struttura
Mentre il forno di San Michele resta fermo in attesa degli interventi tecnici, Altair guarda al futuro. «È ormai completata l’installazione del nuovo forno – spiega Marinello –. Compatibilmente con i tempi burocratici, contiamo di rendere operativo a breve un impianto di ultima generazione, che risolverà definitivamente le criticità legate a una struttura ormai datata».
Sui tempi interviene anche la vicesindaca, Maria Cristina Mancini: «Abbiamo appreso che i lavori per l’attivazione del secondo forno sono in fase conclusiva. Confidiamo in una possibile entrata in funzione entro i prossimi quindici giorni. Sarà nostra cura informare tempestivamente le agenzie funebri non appena avremo comunicazioni ufficiali da Altair sui tempi di ripresa del servizio».
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